|
Qualche ora addietro, ho ricevuto una
e-mail da parte di Alessio Coppola in cui mi scrive dell’avvenuta
liberazione di L., dicendomi che forse dopodomani ci sarà qualcosa al
riguardo nella rubrica delle lettere del quotidiano Liberazione. Con
gioia e con piacere ho ricevuto la notizia, e con lo stesso stato
d’animo diffondo la notizia dell’avvenuto ritorno a casa di L. – Natale
Adornetto
GIOIA PER IL RITORNO A CASA DI ELLEGI’
(COMUNICATO STAMPA DEL TELEFONO VIOLA DEL 30.11.’09)
Oggi pomeriggio L. G., assistita dal Telefono Viola Roma, in particolare dall’Avv. Antonio Chianta e dal Dr. Alessio Coppola, Presidente fondatore del Telefono Viola contro gli abusi e le violenze psichiatriche,
è rientrata libera e felice nella sua casa. La tenuta psicologica di
L., la fermezza dimostrata dall’Avvocato, fino alla revoca da parte dei
Giudici di Cassino, oltreché la costante mediazione dell’Associazione a
favore di cure a carattere consensuale, hanno incontrato in questo caso
uno spirito costruttivo da parte dell’equipe dell’SPDC e del CSM di
Pontecorvo, tese ad obiettivi più di prevenzione che di contenzione.
Proseguirà quindi una positiva collaborazione tra i soggetti coinvolti
in questa vicenda, che poteva diventare un’altra terribile caduta nel
pozzo di una contenzione psichiatrica duratura e umiliante, che ha
prodotto negli ultimi tempi vere e proprie tragedie dell’orrore (come
nel caso di Francesco Mastrogiovanni,
il maestro “più alto del mondo”, uscito morto il 4 agosto dal
prolungato TSO nell’ospedale di San Luca di Vallo della Lucania (V.
Giuseppe Galzerano su Liberazione agosto ’09)….. e su cui sono aperte
appropriate indagini).
L’interpretazione maggioritaria manicomialista e contenitiva
della psichiatria ha esteso la sua influenza ad altri campi della
medicina autoritaria e della stessa contenzione carceraria, per cui
l’opposizione alle cure obbligatorie (anche alimentazione e
disidratazione forzate) sono diventate ormai il segno evidente di una
onnipresente “malattia mentale” da colpire come si colpiscono mostri
feroci dalle mille teste.
La tragica storia di Stefano Cucchi
è un esempio di questo accanimento contro il “mostro” dell’opposizione
alle cure ed alla “separatezza” dell’istituzione di controllo. E’ per
tutte queste ragioni e queste innumerevoli tragedia che IL
TELEFONO VIOLA ROMA invita la stampa e le associazioni democratiche a
diffondere il numero del nuovo centralino di Piazza Vittorio n.31,
messo a nostra disposizione dal Consorzio Sol.Co Tel. 06/490821, per la registrazione ed il monitoraggio dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO), sotto
qualsiasi forma “istituzionale” siano comminati, veri e propri
concentrati di tortura per la perdita dei diritti di libertà
individuale e l’umiliazione della persona umana. E pensare che si
vogliono portare i TSO da un mese attuale a sei mesi di contenzione presso
i reparti psichiatrici degli ospedali Civili Ritorneremo in altra
occasione sulle attuali proposte di controriforma psichiatrica. Oggi,
pur con tutte le cautele imposte dalla compressa situazione, è tempo di
dare spazio alla nostra gioia ed alla nostra speranza per il ritorno a
casa della nostra Ellegì. P. S. Ringraziamo il Dott. Giorgio Antonucci, medico analista di Firenze, nostro consulente nazionale, per la sua preziosa assistenza anche in questo caso.
La segreteria del TELEFONO VIOLA ROMA
TELEFONO VIOLA PRESSO
LUVIS – Libera Università del Volontariato e dell’ Impresa Sociale
Piazza Vittorio Em. 31 00185 Roma
Tel 06490821 ra. Fax 06491623Cell. privato di Coppola 334 1011533, solo per redazioni)
——————
L’SPDC, è il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (Cura???…), e
cioè il reparto di psichiatria all’interno degli Ospedali Civili – che
sono quelli ove si effettuano i TSO. Il CSM è il Centro di Salute
Mentale. Di seguito, un filmato fatto col telefonino da un recluso
nell’SPDC dell’Ospedale di Viterbo. Viterbo, ma è da tutte le parti
così, se non peggio. Natale Adornetto |
 NATA IL 4 NOVEMBRE 1993
Sei nata il 4 di novembre, ma tua madre e tuo padre ti amavano da sempre.
Tu, dopo aver imparato a pronunciare mamma e papà, le prime parole che a loro dicesti, furono “Mamma, papà, io so' Carmela. So' Carmelina, la vostra bella piccolina, la vostra amata fantolina”.
Ma non c'era bisogno di dirlo a tuo padre e a tua madre. Per loro, sei sempre stata una persona, e sempre lo sarai, e sempre ti ameranno.
Tu, forse non li hai mai sentiti, ma i cuori di tutte le persone che ti amavano e che ancora ti amano, cantavano con gioia “Tu sei Carmela!”.
Poi, dopo che la tua vita, nel settembre del 2007, si è definitivamente spezzata, dopo che tu, tenero, vivido e delicato petalo, non ci sei più, dopo che tu, non ancora quattordicenne, hai spento la tua luce, solo un cupo silenzio li sottende e li attanaglia, e quel canto di gioia si è strozzato nello stesso istante in cui non hai potuto più parlare, nell'istante in cui non hai più potuto a tutti gridare "Io so' Carmela!!!”.
Sì, Carmela, tu sei Carmela. E a non volerlo né capire e né sentire, non sono state solo le bestie del branco. Dopo queste, ce ne son state altre di bestie, e forse anche peggiori delle prime.
E ogni cuore che ti ama, attende, attende una qualche giustizia, attende che venga riconosciuto da chi di dovere che tu sei Carmela, e non una da triturare con gli psicofarmaci dopo lo stupro subìto.
E solo quando verrà questo giorno, ogni cuore che attende dirà di nuovo in modo pieno e a gran voce che tu sei Carmela, anche se non potrà più esserci alcuna gioia nei loro affranti cuori.
E quel giorno, tutti in cuor loro sentiranno la tua voce alta che dal cielo con serenità proclamerà
"Io so' Carmela”.
Dedicata
a Carmela Cirella, nata il 4 novembre 1993 e morta il 15 settembre del
2007 precipitando dal 7° piano di un palazzo dopo aver subìto le
violenze dello stupro di branco e quelle di coloro che l'hanno
diagnosticata disturbata, che l'hanno rinchiusa e che l'hanno imbottita
di psicofarmaci. Natale Adornetto (N.B.
La poesia è copyleft, ma la proprietà letteraria è riservata, rimane
mia. Ognuna/o può fare uso della poesia, ma tutte le persone che lo
fanno, sono cortesemente invitate a citare di volta in volta il mio
nome e cognome, e il link del post ove è possibile). Sito dell'Associazione IoSòCarmela, fondata dai genitori di Carmela Dal sito IoSòCarmela - Chi siamo: "Siamo
i genitori di Carmela Cirella, una ragazzina di tredici anni che il 15
aprile del 2007 è volata giù dal settimo piano di una palazzina del
quartiere Paolo VI di Taranto, dopo aver subito diversi abusi e
violenze sessuali da parte di individui certamente non degni di
essere denominati come esseri umani, ma soprattutto dopo aver
constatato sulla propria pelle l'assoluta incapacità delle istituzioni,
nel rispondere alle sue richieste di aiuto continua... |
|
Salve a tutt*. Se l'articolo sull'influenza suina vi sembra ben assemblato, magari potete inoltrare e segnalare il link. Natale Adornetto |
|
IL MONDO “RISTRETTO” Istituzioni totalizzanti e società civile di Francesca Romana Spizzirri Nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” Jack Nicholson interpreta la parte di un detenuto che finge di essere pazzo per poter usufruire di un regime meno oppressivo rispetto a quello del carcere; in questa maniera dunque, trama di poter organizzare agevolmente una fuga da un manicomio criminale. La sua idea, come sanno gli spettatori del film, si rivela molto poco felice. Si può supporre che pressappoco lo stesso pensiero attraversi la mente di coloro che, essendo poco o per nulla edotti sulla reale situazione di carceri e manicomi (pardon, strutture psichiatriche) esprimono quel luogo comune oramai universalmente noto che afferma che “stanno meglio loro di noi: hanno un tetto sulla testa, gli danno i pasti tre volte al giorno e hanno anche la Tv!” Anche in questo caso, la realtà si rivela essere molto meno rosea. Non che carcere e strutture psichiatriche siano esattamente equivalenti. Tuttavia, ambedue fanno parte della categoria delle “istituzioni totalizzanti”, ossia quei luoghi preordinati dalla legge in cui vivono forzatamente un gran numero di persone. Non sono argomenti dei quali si senta parlare tanto spesso in giro, per cui merita un plauso il convegno che si è svolto lo scorso 13 giugno a Pisa, presso il polo Carmignani, sul tema “Le nuove catene della psichiatria a 30 anni dalla riforma psichiatrica”, organizzato dai collettivi antipsichiatrici di Pisa e Firenze. Vari interventi hanno caratterizzato questa giornata di studio, riflessione e sensibilizzazione. In particolare, la testimonianza di esponenti del gruppo “Violetta Van Gogh” di Firenze, che gestisce un telefono di supporto e aiuto a coloro i quali hanno avuto dei trascorsi o vivono ancora una situazione di “invischiamento”, ossia pazienti definiti malati mentali che però non vengono mai considerati guariti e per i quali la cura (a base di psicofarmaci) non ha mai fine. Secondo le esperienze e le testimonianze raccolte, infatti, gli psichiatri hanno un altissimo potere discrezionale sulla definizione della patologia del paziente e possono, quindi, stabilire, a volte anche in maniera arbitraria, chi è pazzo e chi non lo è. Chi viene etichettato come malato mentale vede aprirsi dinanzi a sé la non felice prospettiva di essere internato in strutture psichiatriche, con un modus vivendi non molto lontano da quello adottato nei vecchi manicomi, come raccontano le testimonianze raccolte dalla cooperativa “Sensibili alle foglie”. Nicola Valentino, uno dei soci di questa cooperativa, ha presentato, in occasione del convegno, il lavoro editoriale compiuto ascoltando e mettendo su carta le storie delle persone rinchiuse in queste strutture: le loro solitudini, le prevaricazioni subìte, le strategie di sopravvivenza. Le loro vite all'interno del circuito psichiatrico. Il suo intervento, tuttavia, pur carico di tanta sofferenza che trasudava dalle storie e dalle situazioni narrate, era quasi un tranquillo racconto se confrontato con la testimonianza portata da Salvatore Verde, operatore di un Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario) nel quale si accede tramite il circuito penale, quando a chi ha commesso un reato viene riconosciuta un'infermità mentale. Tale infermità può essere appurata sia durante la carcerazione (nella minoranza dei casi) che durante il processo, quando si accerta che la persona imputata è incapace di mente in maniera totale o parziale. La persona, dunque, non è condannabile ma è pericolosa socialmente e perciò deve sottostare alla visita psichiatrica e, in base ad essa, le viene comminata la pena del carcere ed Opg oppure del solo Opg. In questo ultimo caso, viene definito un tempo minimo di permanenza che può essere di 2, 5 o 10 anni ma, una volta scaduto, lo psichiatra valuta se la persona sia sempre socialmente pericolosa e, in caso affermativo, può prorogare la permanenza del soggetto. Quindi, in teoria, chi va in Opg potrebbe rischiare di restarci a vita, senza accuse o condanne penali di sorta, tra l'altro, dato che la sentenza di incapacità mentale totale proscioglie l'imputato dall'accusa. E, tuttavia, non lo risparmia dall’essere rinchiuso in questo luogo di detenzione. Oggi gli internati in queste strutture sono 1350. Nel 2004 , su 1100 internati, 688 sono stati prorogati. La motivazione è sempre la pericolosità sociale. E su questa base si irradiano tre filoni che giustificano l'esistenza di questo tipo di strutture: La mentalità diffusa di restringere le persone in istituzioni totalizzanti senza assicurargli alcun tipo di garanzie; cioè senza un processo preventivo, un'accusa, un motivo che non sia quello di “garantire la sicurezza” da una presunta minaccia sociale (pensiamo a carceri come Guantanamo, o ai Cpt) L'idea che la persona “difficile” debba essere riconvertita e rieducata in una struttura ad hoc La difficoltà di scindere i diversi ruoli dello psichiatra, dello psicologo, del giudice, dell'assistente sociale, del poliziotto: fanno tutti lo stesso mestiere, sono tutti equivalenti, non riescono a differenziarsi nei loro veri ruoli. L'esperienza e i dati portati da Salvatore Verde hanno inciso profondamente sull'uditorio. Tuttavia, a voler essere un po' pignoli, quel che è mancato in quella serata è stato il contraddittorio con esponenti dell'altra “parte”: psichiatri, poliziotti, operatori di queste strutture (sebbene, alla fine, uno di essi si sia rivelato fra il pubblico ed abbia avanzato delle critiche ai relatori, basate sulla sua esperienza di vita professionale). Sicuramente il problema della cosiddetta malattia mentale abbraccia tali e tanti ambiti dell'essere umano da non poterlo definire in termini troppo assolutistici e criminalizzando solo una parte o l'altra. La mente umana e le relazioni tra le persone, dentro e fuori la società civile, sono territori sconfinati che meritano un lungo viaggio di avvicinamento e comprensione. Forse un punto di vista dal quale partire potrebbe essere la seguente frase di Nicola Valentino: “Quando squalifichiamo il pensiero di una persona, è lì che istituiamo il manicomio.” ------------- L'occasione della riflessione di Ilario è il convegno del 13 giugno scorso organizzato da alcuni collettivi antipsichiatrici toscani presso la sede del Polo Carmignani a Pisa per ricordare e riflettere criticamente sulla legge 180, la famosa Legge Basaglia, dal nome dello psichiatra che, con la sua pratica negli ospedali psichiatrici e nei manicomi e con le sue teorie libertarie, fatte proprie da un largo movimento di opinione ne influenzò l'approvazione da parte del Parlamento nel 1978. Antipsichiatria Uno sguardo all'altra faccia della cura psichiatrica. ______________________________ di Ilario D'Elia
Un argomento di cui si sente raramente parlare sono gli effetti che la legge 180, la cosiddetta legge Basaglia (conosciuta principalmente per aver decretato la chiusura dei manicomi), ha avuto ed ha ancora oggi sulla nostra società. Ancora più raro è poter sentire opinioni e pareri di chi rifiuta o si oppone direttamente all'idea della psichiatria come cura o soluzione. Qualche tempo fa a Pisa mi sono trovato ad assistere ad un convegno che trattava questo argomento e che ha colpito il mio interesse. La legge 180 di per sè sancisce norme, diritti e doveri che stato e soggetti interessati hanno in materia. Si stabilisce ad esempio che il trattamento medico psichiatrico obbligatorio, chiamato tecnicamente Trattamento Sanitario Obbligatorio o TSO, deve rispettare i diritti civili e politici garantiti dalla costituzione, compresa per quanto possibile la libertà di scegliere dove e con chi curarsi. Tra le altre cose vi è il diritto del paziente di poter comunicare con chi vuole, diritto ad avere tutte le informazioni sulle cure a cui si è sottoposti e due figure "di garanzia". Infatti il provvedimento deve essere firmato dal sindaco e confermato dal giudice tutelare preposto secondo le varie modalità indicate. Sempre secondo la legge chiunque abbia interesse a farlo può avere voce in capitolo, non è obbligatorio essere il soggetto del provvedimento sanitario nè un parente dello stesso. Cos'è dunque che viene contestato? Per quanto mi è stato dato dato di capire è la funzione, l'efficacia e la validità stesse della psichiatria come sistema di cura. Durante il convegno è stato denunciato l'utilizzo della psichiatria come meccanismo di controllo autoalimentato perchè la psichiatria, nella forma di prescrizione di farmaci è un affare colossale. Chiunque potrebbe essere soggetto di un TSO, che nei fatti limita, quando non annulla, i diritti individuali di una persona che, una volta iniziati i trattamenti farmacologici, non ha più neppure le facoltà mentali per potersi opporre. Ho sentito parlare di camicia di forza chimica, parlando degli psicofarmaci che si può essere costretti ad assumere e che spesso sono sostanze con effetti collaterali terribili come una forte dipendenza. Ho sentito parlare dell'abuso del sistema per fini meramente economici, come, ad esempio, per riuscire a sfrattare qualcuno facendolo internare, e anche dell'utilizzo opposto, per creare cioè una situazione di emergenza medica che impedisca uno sfratto. Il quadro dipinto dagli interventi effettuati dagli esponenti dei vari gruppi è risultato insomma piuttosto funesto. Ma più di tutto mi ha colpito parlare con una ragazza che tutto questo lo ha vissuto sulla sua pelle e che preferisce però restare anonima. Parlando con lei di quello che ha vissuto e quello che ancora soffre a causa delle "cure" subite ho potuto accorgermi anche della grande paura che questo sistema infligge. Paura di non riuscire ad uscirne, perchè non si prevede una guarigione ma solo un continuo curarsi, paura di tornare a perdere la propria lucidità mentale, ancora grandemente inficiata a causa dei farmaci e dei loro effetti collaterali, paura di esporsi ed essere nuovamente trascinata in un incubo, paura di essere sola, perchè non sai a chi potresti chiedere aiuto, e, anche trovando la lucidità mentale di farlo chi le crederebbe? Dopotutto un medico ha decretato che è "disturbata" e da quel momento si cessa di essere una persona vera, una persona le cui parole hanno un peso. Naturalmente verrebbe da pensare che tutto questo è un'esagerazione, che i vari abusi della legge sono casi isolati, che questi gruppi antipsichiatrici sono faziosi e quindi inaffidabili. Poi mi è venuto da pensare che anche a me potrebbe succedere di perdere la pazienza; magari dopo una lunga giornata storta gli ennesimi problemi in qualche ufficio pubblico mi porterebbero ad urlare contro un impiegato (è davvero così difficile che possa succedere?). Questo è stato sufficiente per altri per essere soggetti ad un TSO. Davvero un sindaco, o perfino il giudice tutelare, che non mi conoscono e non mi hanno mai visto non firmerebbero la richiesta di uno psichiatra, di un "dottore", che assicura loro che mi servono cure? La legge dà 48 ore di tempo per avvisare e sottoporre la richiesta di avvallo al sindaco dopo che si è iniziato il trattamento; anche volessero venire a controllare mi troverebbero ben poco lucido a causa degli psicofarmaci somministratimi. E i miei familiari? Siamo portati a fidarci dei medici. Se un dottore mi dicesse che un mio caro sta male e necessita di cure non credo che lo ignorerei. Peggio ancora una diagnosi di problemi mentali renderebbe ogni mio tentativo di difesa, ogni mia singola parola sospetta e indegna di fiducia a priori, sempre che io sia in grado di mettere su una discussione perchè durante tutto questo periodo sarei sotto gli effetti degli psicofarmaci. Forse è questa la cosa che più mi spaventa di una tale situazione. Pensare di essere impotente, reso incapace non solo da costrizioni fisiche ma colpito nella mia stessa mente, offuscato e mai lucido. E' davvero una situazione così improbabile? Fonti utilizzate: Legge 180 Documenti e testimonianze prodotte dal Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artraud di Pisa Documenti e testimonianze prodotte dal Collettivo Autonomo Scienze Politiche - Laboratorio Antipsichiatrico di Pisa Documenti e testimonianze prodotte dal Collettivo Antipsichiatrico Violetta Van Gogh di Firenze Testimonianze e interviste ad esponenti di Telefono Viola di Milano Intervista anonima
http://www.neokifilm.it/Magazine/N2/Mag_2008_02.htm#antipsichiatria1 http://www.neokifilm.it/Magazine/N2/Mag_2008_02.htm#antipsichiatria2 |
I familiari di Renata chiedono aiuto.Chiedo alle persone dei dintorni ove è avvenuto il fatto, di vedere se possono fare qualcosa.Natale Adornetto------------ --------- ---«In questo momento non abbiamo ancora deciso cosa fare. Sulla morte
della mamma rimangono ancora tanti dubbi, tante cose da chiarire. Tanta
rabbia e tanto dolore. Sarebbe importante capire. Una cosa di questo
tipo non deve più capitare, a nessuno e per nessun motivo. Ma se
qualche associazione non ci viene in aiuto è difficile pensare di poter
andare avanti da soli...».«C’era Renata su una sedia, completamente fuori di sé. Aveva la bava
alla bocca, si era fatta la pipì addosso ed era tutta sporca. Non
rispondeva. Era completamente sedata. Non l’avevo mai vista in quello
stato. Era un’altra persona dal giorno prima. E’ chiaro che le era
stato dato qualcosa di molto forte. Ho chiesto agli infermieri cosa
fosse successo, ma nessuno diceva niente. Mi dicevano di andare via».«Il giorno seguente – continua Massimo - abbiamo trovata Renata nel
letto. Era legata. Era in uno stato pessimo: agitata, sporca, non
beveva chissà da quanto. Riusciva solo a dire ‘acqua, acqua’. Aveva la
bocca piena di croste». «Fra l’altro – aggiunge Roberto – la mamma
soffriva d’asma. Le avevamo portato la sua bomboletta, ma era stata
subito sequestrata. Lei era nel letto, immobilizzata, e il campanello
non era raggiungibile. Se avesse avuto una crisi, non se se sarebbe
accorto nessuno…».«Nei rari momenti in cui era un po’ più lucida, la mamma diceva che la
maltrattavano, che la picchiavano e la umiliavano. Dicevano che se
l’avessimo lasciata lì, l’avrebbero ammazzata. In quelle condizioni era
difficile crederle. Ciononostante era piena di lividi. Anche in camera
mortuaria, quando l’ho vista per l’ultima volta, aveva un sacco di
ematomi.«Ogni giorno non migliorava, anzi era sempre peggio. La mamma era legata al letto, molto sporca, aveva sempre la bocca secca.«In questa storia ci sono anche aspetti inaccettabili. La mamma era
sempre in condizioni igieniche pessime, era sempre disidratata, sempre
piena di lividi e sempre sedata in maniera massiccia, evidentemente
troppo massiccia per il suo organismo. La cosa che davvero non mi
spiego è perché, quando ha cominciato a respirare male, non le sia
stato fatto un elettrocardiogramma , o una visita specialistica. Il
tempo c’era. I farmaci che si usano per quelle patologie sono molto
pesanti anche per il sistema cardiovascolare di una persona sana.«Per ora vogliamo raccontare la nostra storia, capire se qualche
associazione di tutela del paziente può darci una mano a capire come
procedere. Fare in modo che cose di questo tipo non accadano più è
nell’interesse di tutti».L'articolo integrale in: http://www.sabatose raonline. it/home_ssol. php?site= 1&n=articles&category_id= 189&article_id=113045&l=it |
Chi ha vissuto un T.S.O. sa benissimo che questo risulta la fine della
propria esistenza e possibilità di autodeterminazione e vita dignitosa,
provocando un trauma e un danno non più rimarginabile.
Stesse considerazioni vanno fatte rispetto a pratiche definite
cinicamente “cliniche” quali la contenzione fisica.
Sembrerebbe che non si voglia in alcun modo mettere in
discussione il “non senso terapeutico” delle scelte coercitive e, in
maniera mistificatoria, ci si vuole illudere (illudendo) di poter
creare “un clima di serenità, etc.” in un posto, quale l’S.P.D.C.
(Servizio Psichiatrico Diagnosi Cura), in cui si è stati portati con la
forza (a volte legati ad una barella).
Come è possibile pretendere un regime diverso
“dall’inerzia, etc.” e, quindi, il coinvolgimento del paziente se di
fatto egli è stato costretto contro la sua volontà a stare in quel
posto (magari legato per diverse ore o giorni)? Si vuole arrivare
all’aberrazione che, oltre a costringerlo alla presenza, lo si debba
vedere costretto ad attività congeniali (a chi?) che negano
nell’immagine (che si vuole offrire) la rabbia di ciò che si è subito,
magari inducendolo a demenziali attività di bricolage rieducativi?[...] [...] E che si vuol fare? Si sfasciano la scuola, il lavoro,
il senso stesso della socialità intesa come collettivo (oggi si parla
di “nuove solitudini involontarie” intese come nuove forme di povertà
che si associano alle precedenti), etc., e poi si vogliono assopire
“farmacologicamente e coercitivamente” i disastri di questo sfacelo?
Si vuol trarre profitto due volte: inizialmente
proponendo condizioni di vita inaccettabili che producono sofferenza e
malessere (si veda il clima generale di incertezza e impotenza che si
respira, l’effetto a dir poco ansiogeno delle trasformazioni nel mondo
del lavoro e del non lavoro, e così via) e in seguito proponendo
“rimedi” sanitari costosissimi che producono lucro per i soliti pochi e
dovrebbero risolvere il problema. [...] [...] I fallimenti della logica psichiatrica della “malattia mentale”, della
visione biologica e dei relativi trattamenti sono sotto gli occhi di
tutti. [...] [...] il non cambiare delle circostanze che hanno prodotto la sofferenza
porta, in breve periodo, all’esasperazione delle condizioni del
soggetto che non vede risultati tangibili della propria condizione;
anzi vive tutti gli effetti di ritorno dei farmaci e della
stigmatizzazione che si innesca. Tutto ciò, ancora una volta, viene
spacciato per “cronicità e peggioramento della malattia”, fino a
portare il soggetto ad una esasperazione tale da produrre un
peggioramento delle proprie condizioni che innesca (e a loro avviso
giustifica) momenti di ospedalizzazione o T.S.O., dopo i quali, visti i
danni arrecati, risulta praticamente impossibile uscire dal circuito; [...]
continua... |
Con invito all'inoltro e alla pubblicazione. --------------------- Per l'ennesima volta, ho scritto delle cose senza specificare per bene, diciamo, l'essenziale. Il
fatto è che chi scrive, sa cosa vuol dire, e a volte si dimentica che
se non dà gli opportuni ragguagli, gli altri non possono capire, o
equivocano. È quindi d'uopo da parte mia specificare determinati
punti, anche perché le mie ultime e-mail, e specie l'ultima (Morale
della favola), altro non è, da parte mia, che una netta, radicale,
drastica e definitiva presa di posizione e di distanza, distanza che
farò in modo che rimanga incolmabile. E ci tengo moltissimo che si
capisca di cosa parlavo, a chi mi riferivo e da chi e cosa prendo le
distanze. I miei discorsi sono riferiti ai diversi orientamenti che
confluiscono nell'unico termine "antipsichiatria". Io mi dissocio da
questa, mi dissocio da tutti e da tutto, collettivi, associazioni,
gruppi o telefoni che siano. Io non ho niente ha che spartire con loro
e non voglio averci niente a che spartire. Troppo
lontani siamo, e parecchi, oltre ad essere abbastanza iniqui, parziali
e di parte, hanno fatto delle carognate indegne per persone che si
proclamano antiautoritarie e a difesa di chi ha subito abusi e danni da
parte della psichiatria.
Solo per farmi intendere, anche se non siamo molto lontani. Immaginate
se Primo Levi, che ha vissuto situazioni da incubo nei lager, al
momento in cui pubblica il suo libro, viene attaccato ed aggredito
dalla "Associazione Tutela Superstiti". Si potrebbe, per modo di dire,
capire ed accettare di tutto, ma non l'essere attaccato, escluso,
vilipeso, infamato, ignorato, contrastato, bistrattato, ecc., proprio
da chi ti dovrebbe tutelare. Io non voglio avere a che fare con queste persone, gruppi, ecc. E tutto ciò che potrò fare contro di loro, lo farò. Perché chi
si
comporta così con un sopravvissuto alla psichiatria, HA DETTO TUTTO DI SÈ, HA DETTO TUTTO DI SÈ. Qui
c'è una scelta da fare: o con me o con loro. Dopo quello che gli ho
visto fare e dopo ciò che è stato fatto a me, la frattura È INSANABILE. Ora,
magari a loro non gliene può fregar di meno (e ciò farebbe capire
meglio e ancora di più) e quindi è "inutile" la mia presa di posizione.
Ma il punto è un altro. Può darsi che a loro non interessi nulla, PERÒ
INTERESSA A ME, e quindi lo dico, e lo dico ad alta voce e a testa alta. Io sono ciò che sono; io so chi sono; e da tantissime cose si può vedere e capire chi sono. Per cui chi lascia me per "i più quotati", farà capire, con la sua scelta, chi è, e di sicuro è meglio "se se ne va". Io
so chi sono. E certuni farebbero bene ad imparare che un poeta sa,
capisce ED È MOLTO PIÙ PULITO del resto della gente. Voglio dire che
"mettersi contro" un poeta, specie su certe cose, porta solo a perdere,
almeno nel confronto a tu per tu. Quello che poi credono gli altri, è
altro discorso.
Racconto solo questa. Io so che con un
gruppo ci scambiavamo confidenze, intimità e notizie riservate, e ci
scrivevamo spesso. Poi, di punto in bianco, mi scrivono tutti
arrabbiati per il fatto che io non dovevo dialogare con una persona di
una mailing list. Non mi hanno più scritto da allora, non mi hanno
risposto ed hanno cominciato a screditarmi su più ml.
Ora,
rivolgendomi agli "antipsichiatri, guardate che non vi è nulla di cui
gioire. Intanto, il fatto che ho parlato solo di un gruppo, non
significa che gli altri si salvino. Poi, anche quando fosse, non c'è
proprio nulla da gioire.
Potete vedere dagli indirizzi e-mail a
cui sto indirizzando la presente, che il numero di destinatari è
parecchio limitato rispetto a prima. Ciò perché non m'interessa fargli
manco sapere di questa mia presa di posizione e di distanza, ed ho
anche cancellato gli indirizzi e-mail dalla mia rubrica. Finora, per quello che
poteva valere, nel mio blog vi erano i link di alcune associazioni, ecc. Se per caso andate nel mio blog (http://adornettonatale.blog.excite.it/), vederte che ancora sono linkati. Da domani non lo saranno più.
[P.S.
Ho "cambiato idea". Ho recuperato gli indirizzi e-mail da un documento
ove li avevo trascritti, per cui invio la mail a "tutti" i miei
contatti. A determinate persone, a tante, assicuro che sarà veramente
l'ultima volta che riceveranno qualcosa da me].
Riguardo le ml,
ci tengo a precisare delle cose. Io sono dottore in psicologia, e
parlando di categorie, m'interessa poco o niente della categoria degli
psicologi. Figuratevi quindi cosa può interessarmi degli assistenti
sociali (asitforum) o dei counselor (ilcounseling). Da contro-psichiatria mi cancellerò. Non ho mai digerito il fatto che il moderatore mi fa da censore, che prima di
far arrivare un mio messaggio, lo
deve vagliare. Riguardo no-psichiatria, rimarrò iscritto, per quello che vale. Per
ciò che concerne fori-sociali e libertari, le considero due ml
eccellenti. Da queste ho appreso tantissime cose e mi sono tenuto
costantemente aggiornato, anche se rimane la "riserva", personalissima,
che mi piacerebbe che ogni tanto qualcuno spezzasse una lancia a favore
di noi psichiatrizzati, anche con delle iniziative. E poi, in generale,
ma non prendetela come critica, io sono per l'agire, e non mi va di
parlare più di tanto, anche se riconosco che ho scritto tanto.
Chiarito ciò, do un arrisentirci a non so quando.
Si dice "Chi mi ama mi segue". Spero di non rimanere ancora una volta e come sempre da solo. Natale Adornetto
|
(Questo messaggio ha un certo taglio perché è stato scritto per essere inviato a tutti i miei contatti e-mail e a tutte le mailing list groups e ai forum ove sono iscritto). ----------------
“Brevissimo
manifesto di un Essere Umano libero”:
“Il cavallo
nasce libero, corre nei prati, si imbizzarrisce, nitrisce, si nutre
di quello che gli dà la natura. Il cavallo è felice.
Poi arriva l’uomo,
lo cattura, lo chiude nel recinto, lo doma, gli mette il paraocchi,
lo abitua e lo costringe a tutti i tipi di lavoro. Però gli dà la
biada: ti pare niente? L’uomo non si chiede se ciò è quello che
vuole il cavallo, quello che conta per l’uomo è diventare
importante sfruttandolo. Il cavallo a sua volta diventa più
importante o meno importante a seconda che sia da trotto o da soma,
cioè da animale intelligente e libero è diventato un rozzo
somarone. Inoltre l’uomo raccoglie tutta l’erba del mondo, in
modo che se qualche cavallo è rimasto ancora libero o se qualche
cavallo scappa dal recinto, o patisce la fame o ritorna al recinto;
quale delle due cose è la peggiore?
Ma il cavallo non
sa, forse non capisce.
Ci sono cavalli
però che non sono mai stati domati, da niente e da nessuno.
Quello che fa
l’uomo al cavallo è ignobile ma quello che fa all’uomo la
mostruosa e infernale macchina della società è ancora più
ripugnante, infatti anche l’uomo si trova nelle stesse condizioni
penose del cavallo.
Però l’uomo sa,
l’uomo capisce, ma si affanna disperatamente per conquistare un
posto di prestigio per potersi poi sentire migliore degli altri e
poterli disprezzare. L’uomo, che si sente così progredito, così
intelligente, così furbo, così istruito, così smaliziato, io lo
vedo così inetto, così stupido, così cieco, così brutalmente
ignorante. L’uomo ha fatto di tutto per evolversi, e c’è
perfettamente riuscito: anche lui è diventato un rozzo SOMARONE.
Avete mai sentito
un SOMARO parlare di libertà, di dignità, di nuovi spazi, di nuovi
orizzonti, di Amore? Ormai ho capito che è inutile parlargliene
perché l’unica reazione di un somaro è quella di agitare le
orecchie. E quella di scalciare.
Ma ci sono uomini
che non sono mai stati domati, da niente e da nessuno, ed io sono
sempre scappato dal recinto, e scapperò sempre, sempre”.
- Dai retta a me,
non farti vedere in giro “nudo” se no ti “tireranno” da tutte
le parti per… per farti abbracciare la loro causa.
"di mio non ho i soldi nemmeno per pagarmi
un caffè".
"Diciamocelo
chiaramente: in ogni dove e per ogni cosa l’unica logica esistente
è quella dello scippo e della rapina. Scippare, scippare, scippare,
ed accumulare, accumulare, accumulare: queste sono le cose che certa
gente sa fare e chefa. Io ho un sogno. So però che è
irrealizzabile. Parlerò solo del pallone, ma tieni presente che lo
stesso discorso si può fare pure per altre cose, per esempio le
telefonate superflue o le giocate al lotto, e che quindi la cifra
finale aumenterebbe di molto. Nel mondo ci sono almeno un miliardo di
persone che seguono il calcio. Se ognuna di loro mettesse da parte
centomila lire ogni anno, evitando di andare qualche volta allo
stadio o di comprare un capo firmato degli sponsor delle squadre di
pallone, e li desse per le persone veramente bisognose, si
arriverebbe ad una cifra di 100.000.000.000.000, centomila miliardi
di lire. Hai idea di cosa si può fare con questi soldi? Di quanto
cibo, vestiti e medicinali utili si possono comprare e di
quante case si possono costruire? Ma la realtà è un’altra. La
realtà è che quotidianamente ci sono bambini che muoiono di fame,
di stenti e di malattie… E si viene a sapere che ci sono persone
che preferiscono buttare nell’immondizia il cibo che gli avanza
piuttosto che donarlo alle mense dei poveri… Neanche quando non gli
costa nulla, certe persone danno. E la maggior parte delle persone
non vuole dare ma vuole solo avere, vuole solo spillare denaro agli
altri".
"Penso si debba
iniziare cominciando a togliersi dalla mente tutte ma proprio tutte
le scempiaggini con le quali ci hanno rimpinzato e infarcito fin da
quando eravamo piccoli, buttarle via, calpestarle, e tenere con sé,
per chi c’è l’ha, la propria dignità, la quale ti farà essere
sempre Ricco anche quando non possiedi neanche un paio di mutande per
coprirti il sedere. Dobbiamo darci una mossa e fare al più presto, e
adesso ti dico una cosa come se mi stessi rivolgendo anche ad altri.
Ohe ragazzi, ma che stiamo scherzando?? Si tratta della nostra unica
Vita. Noi siamo giovani, siamo forti, siamo vivi, siamo vitali, siamo
prorompenti, siamo pieni di energie, siamo traboccanti, siamo dei
fiumi in piena, e se non ci lasciassimo sistematicamente bloccare,
tutti potremmo giungere al Grande Mare. Lì, solamente lì, avrebbe
valore l’inesauribile potenza dell'Amore, e lì, solamente lì,
chiunque potrebbe esprimere veramente sé stesso e la propria
creatività. Certo, ognuno può benissimo fare determinate cose anche
senza aspettare che prima le facciano gli altri, anzi lo auspico; il
punto è che è vero che una rondine non fa primavera, e quando ci si
trova nel freddo inverno, veder volare una rondine, alle persone fa
solamente venir voglia di sparargli addosso. Le persone son fatte in
un certo modo, e non esiste possibilità alcuna, non c’è barlume
di speranza che si possano
elevare; ed è per
questo che si danno tanto da fare per far degradare al loro rango di
larve umane coloro che sono più elevati di loro. Il Grande Arthur
Schopenhauer, che io sappia, ha detto per primo che la marmaglia e la
canaglia non possono sopportare nulla al di sopra di sé. Per la
gente il mal comune è tutto gaudio, e il massimo per i pecoroni neri
è riuscire ad imbrattare i Cigni Bianchi. È la loro vittoria e la
loro festa nazionale. Bisogna però volare sempre più in alto nei
cieli, anche se così facendo ci si espone ad un numero sempre
maggiore di biechi e turpi cecchini continua... |
|
N.B. La "Re" è in fondo all'articolo. ------------ ---- [Con invito alla diffusione e alla pubblicazione] ------------ --------- --- PSICHIATRIA SCHIZOFRENICA
En passant, voglio immettere nel discorso dei geni, della neurologia e quant'altro (http://it.groups.yahoo.com/group/no-psichiatria/message/10854) alcune cose.
La psichiatria si affanna ancora, in parte inutilmente e in parte falsamente, a cercare le basi genetiche/biologich e/neurologiche del comportamento umano. Tentativo che è sempre miseramente fallito. Gli psichiatri sanno, o dovrebbero sapere, che, praticamente, è tempo perso dare la caccia alle streghe e alla Fata Morgana (http://it.wikipedia.org/wiki/Fata_Morgana_(ottica) ). Però perseverano: devono giustificare la loro esistenza, darsi una parvenza di "scientificità " - per altro una scientificità piccina e per giunta inseguita in modo spicciolo, grossolano, sbrigativo e meschino - e, dietro a questa etichetta, spacciare psicofarmaci e mettersi il denaro in saccoccia.
Al di là della validità o meno di psicoanalisi e psicologia (per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, io sono dottore in psicologia) e, nel caso della validità, degli usi che se ne fanno, ritengo opportuno dire delle cose, alcune delle quali le sanno in tanti.
Freud, sia in psicoanalisi che in psicologia, è una persona autorevolissima, forse la più autorevole di tutte. Il più delle volte, per non dire sempre, se una cosa l'ha detta Freud, allora di sicuro è così, e tante persone per avvalorare e dar credito alle loro idee ed argomentazioni, citano Freud, così è sicuro che nessuno li possa contraddire e contrastare. Ciò negli ambienti ove Freud è riconosciuto come un grande esperto nel campo della psicologia, difatti vi sono tante persone che lo avversano fortemente, che lo disprezzano e che lo odiano.
Ora, la posizione della psichiatria riguardo a Freud, è fortemente "ambigua" (eufemismo). La psichiatria è stata svecchiata dalle teorie freudiane (almeno nelle "idee", nelle parole; l'uso che se ne fa, è altra cosa). La psichiatria e gli psichiatri però raramente riconoscono ciò. E c'è da dire che la psichiatria non vede e non ha mai visto di buon occhio Freud. Questo sia perché Freud l'ha sputtanata parecchio in modo diretto e sia perché le sue teorie stridevano con quelle psichiatriche e le annullavano quasi del tutto. Esiste sì un filone di psichiatria psicoanalitica, ma questa, per l'appunto, all'interno della psicoanalisi (gli psichiatri psicoanalisti) . Per il resto, cioè nella psichiatria "pura", Freud è poco calcolato, poco citato e parecchio disprezzato e sminuito ("Questo ci vorrebbe venire a dire come si dovrebbe agire??? A noi??? A noi arroganti, altezzosi e tracotanti?? ?").
La psichiatria, però, quando fa gli comodo, dà "spazio" a Freud. Ora, non è che uno non vale niente quando ci va contro e poi per nostra convenienza ci appoggiamo ad egli per accreditarci. Solo la psichiatria, che è schizofrenica, riesce a far ciò: con Freud, con tutti e con tutto. E con Freud gli psichiatri lo hanno fatto in modo untuoso e viscido, e, soprattutto, in malafede - nel loro modo.
Freud nel 1890 scrisse "Progetto di una psicologia". Fu un tentativo, fallito, e poi abiurato, di far discendere il funzionamento psicologico dal funzionamento neurologico. Questo Progetto fu casualmente scoperto nel 1950, e quindi pubblicato. Freud scrisse il Progetto, ma finito lo scritto, si accorse che quello che aveva delineato non conduceva da nessuna parte, che tentare di far derivare il psicologico dal neurologico non aveva fondamento. Per cui, mise da parte lo scritto, che cadde nel giusto dimenticatoio. In breve, il Progetto a cui si riferiva Freud, doveva essere che quello che lui diceva, doveva nel futuro essere, con nuove tecnologie, evidenziato dalla neurologia e dalle nuove ricerche (Un "Progetto", per l'appunto). Ma, ripeto, Freud si rese conto che quello che aveva scritto poteva solo essere buttato via. A ciò che ho detto voglio aggiungere e far risaltare la data in cui Freud scrisse il Progetto: il 1890. E questo in un doppio modo, anche se sembrerà uguale per le interconnessioni. Freud pervenne alla psicoanalisi qualche anno dopo la stesura del Progetto. Ci sono quindi da evidenziare ed evincere delle cose. Il primo è che Freud scrisse il Progetto quando ancora non si era immerso nello studio della mente, quindi un tentativo fatto da una persona che in quel momento capiva poco o niente di psiche e psicologia, e il Progetto va visto sotto quest'ottica. Con tutto ciò, nonostante ciò, Freud ebbe l'acutezza e l'onestà di riconoscere che è un aborto far derivare lo psichico dal biologico/neurologi co. Si potrebbe contestarmi che Freud ripudiò il Progetto (poiché, di fatto, lo ripudiò) perché non capiva, allora, niente della mente, come ho io scritto. Così però si entra in un rimando di sofismi che giocano tutti a mio esclusivo favore. Per ora, questa: solo chi non ne capisce di psiche può pensare di far derivare il psicologico dal neurologico. C'è poi da dire che era da vedere se Freud avrebbe scritto il Progetto se fosse già arrivato alla psicoanalisi. Io non credo affatto che Freud l'avrebbe fatto; secondo me, sarebbe stata una cosa a cui non avrebbe nemmeno pensato. Infine, coniugando il tutto, i dati di fatto sono che dopo che Freud approdò alla psicoanalisi, non tornò mai più al Progetto. Quindi, quando Freud ci capì qualcosa della mente umana, capì pure che non esiste un Progetto. E ritornando a prima, non si può dire che il Progetto venne abbandonato e ripudiato da uno che non capiva niente di psicologia. Il quel momento "non ne capiva niente", ma dopo? Se per Freud il Progetto fosse stato, con le giuste modifiche, una cosa in un qualche modo realizzabile, lo avrebbe ripreso in mente e in mano. Invece il manoscritto continuò a rimanere fra il bric-a-brac da buttare via e là venne ritrovato 11 anni dopo la morte di Freud. 60 anni d'attesa: era poco efficiente il servizio SPAZZATURA, RIFIUTI ED IMMONDIZIA.
Gli psichiatri però che hanno fatto? Scoprono lo scritto di Freud e ne fanno un loro cavallo di battaglia per la loro guerra di distruzione dello psicologico e per il trionfo del genetico/neurologic o.
Adesso, fermo restando quello che ho prima detto su chi disprezza una persona e poi ci si appoggia per darsi credito, qui c'è pure da aggiungere ciò che ho successivamente detto: non si può e non si deve far leva sul nome di Freud e su uno scritto da lui gettato via e ripudiato. Così l'infamia si fa ancora più grande. Potrei capire che una persona fa sue le idee di un altro, MA LO DEVE DIRE CHE QUEST'ALTRO LE HA RINNEGATE, oppure non lo nomina e non lo cita. Non può dire "Freud ha scritto questo" quando Freud ha poi rigettato quelle cose. Così si vuol far credere che quelle sono parole di Freud, MENTRE NON E' VERO, NON SONO PIU' SUE PAROLE. Ma, a quanto pare, non solo gli psichiatri sono ancora una volta falsi e perfidi, ma si mettono a turlupinare anche gli altri psichiatri, i loro colleghi. E in definitiva, nemmeno questa dell'imbrogliare e turlupinare gli stessi psichiatri non è una novità e non è accaduta mica solo una o poche volte: accade quasi sempre. Quanti psichiatri sono convinti che le "patologie mentali" sono causate dallo squilibrio della biochimica del cervello e che sono gli psicofarmaci che "riequilibrano" la biochimica neuronale? (Riequilibrano? ?? Io non ho mai fatto uso di sostanza stupefacenti, ma da ciò che ho letto e da ciò che mi è stato raccontato, non esiste sostanza che sballa il cervello come lo sballano gli psicofarmaci. Altro che crack ed exctasi! Se dovessi decidere di sballare e di "farmi un viaggio", compro qualche psicofarmaco - droghe a tutti gli effetti; e che effetti... -, così non corro il rischio di denuncie, processi e condanne...)
Una delle cose che voglio con queste mie parole dire, è che gli psichiatri ci provano sempre e le studiano tutte pur di circuire ed imbrogliare il prossimo, i loro colleghi E SE STESSI.
Non ha senso rifarsi a Freud e al suo Progetto per avvalorare le loro misere ricerche. Sì, Freud disse delle cose, ma poi le accantonò, ed è sempre sulle ultime parole di una persona che ci si deve basare. Freud, ad esempio, scrisse delle cose sulla sessualità. Ma se devo farmi forte rifacendomi a lui, lo nomino nelle sue ultime teorie, non faccio leva su ciò che lui disse e poi cambiò. Se scrivessi che, secondo Freud, lo sviluppo sessuale del bambino e della bambina sono analoghi, "non direi il falso", ma trufferei i lettori e mi farei beffe di loro. Difatti, è vero che Freud disse ciò, ma è anche vero che dopo lui modificò questa sua teoria, ED E' QUEST'ULTIMA QUELLA CHE DEVO DIRE SE NOMINO FREUD. A meno che io non imposti un discorso del tipo: "Io credo che lo sviluppo sessuale del bambini e della bambina siano uguali. Freud inizialmente disse questa cosa, ma successivamente cambiò idea, affermando che gli sviluppi sono dissimili. Credo che Freud si sbagli". Ma non si può scrivere: "Io credo che la crescita sessuale del maschietto e della femminuccia siano uguali. Anche Freud ha detto questa cosa". Stesso discorso per l'ipnosi. Freud la usò, ma quando vide che non era buona, non la praticò più. Ora, ci sono tanti che ancora, in balìa e soggiogati dalla bramosia dei loro sogni sadici, infantili e di dominio, usano l'ipnosi, ma che se ne assumano le responsabilità dell'uso "terapeutico" che ne fanno, ammesso che abbiano gli attributi per assumersela.
Del resto, gli psichiatri, come dicevo, sono abituati a prendere e a prendersi per i fondelli basandosi sulla altrui non-conoscenza. Figurarsi che ancora adesso non fanno altro che nominare Cerletti quando parlano di elettroshock. Ma perché, gli psichiatri non lo sanno che Cerletti ripudiò l'elettroshock? Devo essere io o qualcun altro a farglielo sapere? Il fatto è che è vero che Cerletti inventò l'elettroshock, ma non lo si deve nominare solo così, si deve anche dire che poi egli lo ripudiò. Detta "a metà", è una mezza "verità", e una mezza verità è sempre una ripugnante, schifosa ed infima menzogna, che qualifica chi la pone in essere. Forse gli psichiatri vorrebbero onorare Cerletti, ma per come agiscono, non lo onorano affatto. Dire quelle cose in quella metà, significa offendere ed insultare l'onore e la memoria di Cerletti. Ma forse agli psichiatri non interessa ciò: l'importante è che tutto faccia brodo e che le cose giochino a loro favore. L'importante è tirare acqua sporca al loro mulino, e poco conta se si calpestano tutto, tutti e le di questi idee.
Il fatto di procedere in questa maniera, ed in altre, denota grave, acuta ed irreversibile "schizofrenia" . Del resto, se la schizofrenia esistesse sul serio, chi più della psichiatria è schizofrenica? E chi è più schizofrenico degli psichiatri e delle psichiatre? Si può senza indugi ad entrambe le domande rispondere: NESSUNO. Infatti, gli schizofrenici sono caratterizzati dall'incapacità di connettere parole ed azioni, parole e comportamento. Gli schizofrenici non sono assolutamente in grado di fare ciò che dicono o si propongono di fare. Questo perché non vi è "connessione" (schizofrenia: scissione, scollegamento, separazione) fra il dire e il fare, nel senso che è come se nello schizofrenico vi fossero due persone, una che parla ed una che fa. Per cui lo schizofrenico dice una cosa e ne fa tutt'altra, anche mentre la sta dicendo, e, al contario, fa una cosa e dice che ne sta facendo tutt'altra, anche mentre la sta facendo. E chi più della psichiatria, degli psichiatri e delle psichiatre sono schizofreniche e schizofrenici? Nessuno. Infatti, fra il blaterare e il fabulare psichiatrico e degli psichiatri e le loro azioni, NON ESISTE CONTATTO ALCUNO, NON C'E' NESSUN COLLEGAMENTO, NESSUNISSIMA ATTINENZA. GLI PSICHIATRI PARLANO DI RISPETTO E BENESSERE DEGLI ALTRI E LI SCANNANO. LI MASSACRANO E LI TORTURANO E DICONO CHE SONO TERAPEUTI CHE AIUTANO E CURANO. E FANNO MENTRE PARLANO E PARLANO MENTRE FANNO - IL TUTTO IN UN INESTRICABILE MISCUGLIO NEL QUALE I PRIMI E GLI UNICI A NON CAPIRCI NIENTE E A NON CAPIRE PIU' NULLA SONO LORO, GLI PSICHIATRI E LE PSICHIATRE. LO HANNO INEQUIVOCABILEMENTE DIMOSTRATO COLLE LORO PAROLE E COL LORO AGIRE - CHE E' IL PIU' CONFUSIONARIO, CONTRADDITTORIO E PARADOSSALE CHE SIA MAI ESISTITO E CHE MAI POSSA ESISTERE.
Ho usato i termini schizofrenia e schizofrenico solo con l'augurio di farmi capire meglio, non perché ci creda. Non perché ci creda nel senso che so che determinati modi esistono ma che non è detto che esiste la schizofrenia e che questa sia una patologia. Al momento, di queste cose ne lascio discutere agli psichiatri & minchion company. Questo, però, ED IO LO SO MOLTO MA MOLTO BENE, non elimina i fatti. Ed i comportamenti "schizofrenici" da me presi in considerazione (disconnessione fra parole ed azioni), SONO FATTI, SONO DATI DI FATTO, SONO COSE REALI. Un mio docente universitario ci disse una volta che ciò che cambiano sono le teorie, le interpretazioni, gli approcci, MA I FATTI SON SEMPRE QUELLI, NON LI CAMBIA NESSUNO E NON LI DETERMINA NESSUNO. Può cambiare la teoria su un fatto, ma il fatto continua a sussistere tale e quale.
Le discrepanze fra il verbale e l'agito sono fatti, e nessuno può venirmi a dire che non è vero, che questi modi di fare non esistono. Non si possono negare né i fatti né i vissuti. Che poi in tanti lo facciano, è altra questione. E che lo facciano per annullarti, per soffocarti, per sminuirti, ecc., lo so senza bisogno che me lo dicano altri. Non si possono negare i fatti ed i vissuti: questi rimangono quello che sono. Un fatto è ovvio che non si può negare. Ma anche il vissuto non lo si può negare. Se io dico di essere innamorato di una specifica donna, NESSUNO MI PUO' CONTESTARE CIO'. Può al massimo dire che non ci crede, MA NO CHE NON E' VERO E CHE IL MIO SENTIMENTO NON ESISTE.
Sono certo di essermi spiegato più che bene, benissimo, ottimamente, in maniera chiarissima, limpidissima e più che eccellente.
Autore: Natale Adornetto ------------ ----- Errata corrige: Freud scrisse il Progetto nel 1895, non nel 1890. Però per il discorso impostato ("capiva poco allora"), cambia pochissimo ed è ininfluente per me, per cui non sistemo l'articolo. Anche perché questo è stato un volermi dilungare, un "in più", difatti il discorso principale era far notare che gli psichiatri prendono anche dove non dovrebbero e dove non potrebbero, quindi quelle considerazioni sulle date, ecc., potrebbero benissimo essere eliminate dall'articolo senza che questo ne risenta minimamente nella sua essenza. |
|
En passant, mi diletto a delucidare alcune cosucce.Lo spunto m'è nato leggendo in una rivista uno dei tanti (squallidi e commissionati) articoli a favore della psichiatria e dell'elettroshock. L'articolo era, per me, pessimo e rivoltante. Elogiava la psichiatria e parlava di essa come di un Dio (ma io non credo in Dio, quindi mi parlano di NIENTE). Ovviamente, manco a dirlo, v'erano riportate le "autorevoli" banalità dello psichiatra di turno, che decantava psichiatria ed elettroshock. Di primo acchito, avevo deciso di trascrivere l'articolo e di farcene una bella analisi, per demolirlo parola per parola. Ma poi ho pensato che non valeva la pena perderci tutto quel tempo, e ho deciso di non parlarne nemmeno.Ora però ho ricambiato idea, e alcuni punti dell'articolo, incentrato sull'elettroshock, li tratto. Intanto, c'era da notare le parole messe in evidenza, con sottolineature o grassetto. Si diceva poi che è sbagliato dire elettroshock e che la giusta definizione è Terapia Elettro Convulsiva.Terapia...La terapia dovrebbe essere qualcosa fatta a fin di bene, qualcosa che fa bene.Terapia: il passo successivo sarà denominare "cigni" i gabinetti. Parlavano poi di bassa tensione usata per l'elettroshock.Viscidi astuti!Scrivevano bassa tensione ma non scrivevano quale!Si basano come sempre sull'ignoranza e sull'uso ingannevole dei termini!In effetti, non hanno "mentito" nel dire che l'elettroshock viene fatto con la bassa tensione. Ma la differenza di potenziale, il voltaggio, andava scritto! Quest'omissione fa capire tantissimo!L'espediente è stato usato per far capire, ingannevolmente, che viene usata una bassa tensione. E per bassa tensione, la stragrande maggioranza, quasi tutti, intendono, per non conoscenza, i 6 volt, i 9 volt, i 12 volt, i 24 volt.Ma non è così!Noi come tensione conosciamo la 220 perché è questa che usiamo. Si crede quindi che questa sia "alta" perché è la più alta fra quelle da noi utilizzateLa 220 volt e la 380 volt rientrano nella bassa tensione.Qual è il trucco, l'inganno? Far pensare a tutti che si tratta di una scossetta da niente.La 220 volt è bassa tensione, non è nemmeno media. La 10.000 volt è media tensione. E per parlare di alta tensione, si deve arrivare a 100.000 volt. A ciò aggiungono pure l'ulteriore inganno di scrivere l'amperaggio.Ma come, la tensione no e l'amperaggio sì?Ovvio, 220 è un numero elevato, mentre 0,9 è poco, pochissimo.Bassa tensione, 0,9 Ampere - meno di 1, manco 1 -, quindi, è proprio una passeggiata. In altra occasione, ho detto che non va presa in considerazione solo la tensione, la differenza di potenziale, ma che conta pure l'intensità di corrente, l'amperaggio.Se 220 volt e 0,9 ampere vi sembrano pochi, toccate il filo con la fase e poi mi dite cosa ne pensate.Se specifico "con la fase", è per più motivi.Per l'uso domestico, noi abbiamo la 220 volt, che è a due poli (i due fili) - la fase e il neutro. Il neutro è a potenziale 0 (zero) fisso, mentre la fase oscilla da + 220 a - 220 (corrente alternata).La tensione è a 220 volt, mentre l'intensità di corrente varia a secondo dell'utilizzatore (lampada, frigo, ecc.), varia cioè a secondo della potenza dell'elettrodomestico (o altro). Più un utilizzatore ha watt (la potenza si esprime in watt) e più alta è la corrente atta a farlo funzionare.La potenza è Volt x Ampere (P=VxI *** potenza, voltaggio e intensità di corrente). Per cui un asciugacapelli di 1.000 watt, "aspira" una corrente di circa 4,54 ampere, mentre una lampada di 100 watt "aspira" una corrente di circa 0,45 ampere.In ultima analisi, più è grande l'amperaggio, l'intensità, e più forte è la botta di corrente. Fra l'altro, il tutto è non solo intuitivo, ma lo dicono gli stessi termini usati: aumento di intensità.Vi dicevo per la fase per un VITALE motivo. La botta di corrente che si prende, è perché si viene a contatto con la fase. Ma se malauguratamente si viene a contatto contemporaneamente con entrambi i poli, la fase e il neutro, si rimane letteralmente fulminati.Questa è stata, purtroppo, la causa di morte di parecchi bambini in passato, quando cioè ficcavano dei chiodi nella presa.Qualsiasi cosa ha una resistenza. Quando il circuito elettrico è aperto (lampada accesa, lavatrice avviata, ecc.), i due poli non sono mai a contatto diretto, c'è sempre un utilizzatore fra i due, utilizzatore che ha resistenza e che determina l'intensità di corrente. Quando fortuitamente i due poli vengono a contatto diretto, c'è il corto circuito: non vi è nessuna resistenza fra i due poli che smorzi la corrente, per cui l'intensità di quest'ultima diviene infinita.Vi è mai capitato di sentire il botto che produce un corto circuito?Perché vi dico questo? Per dirvi di stare attenti con la corrente e di non giocare con essa in quanto è estremamente pericolosa.E' per quello che dicevo prima che la legge 46/90 prevede, fra le altre cose, l'uso obbligatorio del salvavita. Da qualche tempo i salvavita sono pure nei contatori, però bisogna stare sempre attenti. Anche se sono sensibilissimi e anche se staccano (quasi) all'istante, potrebbero verificarsi situazioni in cui potrebbero i salvavita non bastare.In passato, ad esempio, parecchie donne sono morte per la loro abitudine di usare l'asciugacapelli dentro la vasca da bagno. Quando questo gli cadeva in acqua, non avevano scampo.Se ad una persona, come dicevo su, capitasse di venire in contatto contemporaneamente coi due poli, in pratica provoca un corto circuito. La resistenza del nostro corpo è bassissima, per cui l'intensità di corrente che ci attraversa diviene infinita. Conta poi anche la frequenza, che si misura in hertz. La 220 volt funziona a 50 hertz, 50 hertz al secondo. Ciò significa che l'alternanza tra + 220 e - 220 della fase della corrente, avviene 50 volte in 1 secondo.Il nostro cuore batte circa 60 volte al minuto, vi è cioè una pulsazione ogni secondo circa. Quando si prende la scossa, le pulsazioni del cuore diventano 50 al secondo, 3.000 al minuto. Vi lascio immaginare come collassa il cuore fin da subito.Ci sono tanti effetti dannosi provocati nel corpo umano dalla corrente (E' la corrente che attraversa il nostro corpo, non la differenza di potenziale; ciò, come ho detto, non significa che la tensione non conti. Conta, se no gli psichiatri in quell'articolo non l'avrebbero omessa). Ad esempio, se non si riesce a staccarsi dalla corrente, il sangue comincia a scindersi nei suoi elementi costitutivi. Ma è il cuore che cede per primo, perché è il cuore quello che subisce più danni. E i danni ci sono anche se la scossa si prende per pochi secondi, anche se si prende per pochi attimi. E più è delicata la zona ove si prende la corrente e maggiori sono i danni che si patiscono. Una puntura di vespa nel braccio non è come una puntura di vespa nella palpebra. Il fatto che gli esimi e "venerabili maestri" psichiatri ci "informino" che oggi l'elettroshock viene fatto in modo diverso del passato, è fuorviante ed ingannevole, è un imbroglio ed una truffa. Il fatto che viene effettuato sotto anestesia e con farmaci miorilassanti NON SIGNIFICA NULLA: GLI EFFETTI DELLA CORRENTE SUL CERVELLO E SUL CORPO SONO GLI STESSI DI PRIMA. Avete mai preso la scossa o avete mai visto qualcuno che sta prendendo la scossa?Perché si trema in quel modo, come se fossimo scossi velocissimamente da qualcuno? Sono i 50 hertz della corrente che ci scuotono come fuscelli. Ed immaginate non solo come collassa il cuore, ma cosa significa che il sangue venga pulsato in quella maniera nel corpo e in tutti gli organi VITALI 50 volte al secondo. Signore e signori, voglio concludere, per cui vi dico questa. Ad un uomo danno una botta di legno in testa: non c'è bisogno di dire cosa subisce, quale dolore prova e quali danni subisce.Per piacere, fatemi tutti il favore di non venirmi a dire che se alla persona viene dato un antidolorifico e viene anestetizzata, gli si può dare la botta di legno in testa ché tanto non subisce danni e non sente dolore.Certo, magari non sente, in quel momento - perché è anestetizzato - la botta in testa, magari non sente, in quel momento, il dolore provocato dalla botta di legno in testa. Ma cosa succede però? Che quando si risveglia, il dolore lo sentirà e i danni provocati dalla botta ci saranno, e fin da subito, fin dalla botta.Non sarà un'anestesia a fermare i danni e il dolore della botta.Una "argomentazione" del genere può essere fatta solo da dementi/ebeti/mentecatti e può essere accettata solo da dementi/ebeti/mentecatti. Natale Adornetto |
|
PSICOFARMACI AGLI PSICHIATRI: FORSE NON BASTANO
di Enrico Baraldi, psichiatra (ndr)
La bruttura dell’elettroshock “Non possono esistere persone autorizzate a occuparsi delle sofferenze dello spirito altrui solo perché sono laureate in medicina. Un conto è una malattia del corpo, un conto quello che c’è di normale o no nell’anima delle persone…” In questi mesi in cui ho portato Psicofarmaci agli psichiatri in giro per l’Italia molte persone mi hanno letto questa frase del romanzo, molte persone mi hanno evidenziato quanto sia tutt’ora vero che “gli psichiatri sono uomini che hanno gli orecchi sordi e gli occhi ciechi” (frase dello scrittore tedesco Ernst Toller spesso ricordata nei suoi scritti da Franco Basaglia). E molte persone si sono stupite di trovare uno psichiatra disposto ad ascoltarle. Molti poi hanno scritto al mio indirizzo di posta elettronica raccontandomi delle loro tristi esperienze con una psichiatria che ancora reprime e terrorizza più che curare e accogliere. Di storie ne ho raccolte tante e una di esse diventerà un prossimo libro di Stampa Alternativa tratto dai diari di Gianna, la paziente che vanta il triste primato del maggior numero di Trattamenti Sanitari Obbligatori subiti e che ha ispirato la figura di Ketti, una delle protagoniste di Psicofarmaci agli psichiatri. Tante storie di abusi psichiatrici le ho ascoltate e credevo che non mi sarei più meravigliato di niente, ma, ahinoi, al peggio non c’è limite: e così ho scoperto che esiste un’associazione italiana per la terapia elettroconvulsivant e, insomma un’associazione a difesa dell’elettroshock, e che il suo paladino presidente Athanasios Koukopoulos si fa promotore in questi giorni di una petizione. Egli chiede al ministro della salute l’apertura di almeno un servizio per l’elettroshock in tutte le regioni d’Italia (dimenticando oltretutto che in tutte le regioni d’Italia sull’industria dello shock elettrico fondano la loro fortuna fiorenti cliniche private-convenziona te). Vero è che la pratica di indurre convulsioni col passaggio di corrente elettrica attraverso il cervello è stata proprio inventata in Italia negli anni trenta da eroici (!) psichiatri che avevano osservato come la scossa elettrica applicata ai maiali nei macelli di Roma li rendesse più docili allo sgozzamento (!), ma vero è che oggi servirebbero ben altre evidenze scientifiche mentre è comunemente ammesso che il meccanismo d’azione dell’elettroshock non è conosciuto. E purtroppo gli studi clinici a favore di questa pratica che ci vengono dall’America sono ben poco affidabili perché sostenuti da un’unica vera motivazione che è quella economica. In America infatti dove la sanità è privata sono le compagnie assicurative a rimborsare le spese e le compagnie assicurative pagano bene solo se l’ospedale effettua “un intervento”. E l’elettroshock viene considerato un intervento, al contrario della psicoterapia o della somministrazione di farmaci. L’interesse è immediato ed evidente e, probabilmente, esportabile: per questo l’elettroshock è tornato di moda, per questo anche in Italia ogni tanto c’è chi si accoda. D’altra parte gli psichiatri che sbandierano l’assenza di effetti collaterali importanti dell’elettroshock dovrebbero consultare un documento della CIA (che in materia di pratiche del genere è senz’altro competente) che conferma che “la macchina per l’elettroshock standard produce importanti disturbi della memoria dopo un certo numero di trattamenti e un individuo può essere ridotto gradualmente allo stato di vegetale.” Luigi Cancrini boccia come “stupida” la proposta di Koukopoulos: “Al di là dei danni fisici immediati l’elettroshock comporta anche danni psichici. E spesso fa registrare peggioramenti importanti. Io ho osservato un rapporto evidente tra le persone sottoposte a elettroshock e suicidio (cosa che io stesso ho verificato nella mia pratica di psichiatra). Credo che – aggiunge Cancrini – a volere una maggiore considerazione dell’elettroshock siano quegli psichiatri che non riescono a entrare in contatto coi loro pazienti per una sorta di agito controtransferale, cioè per un loro modo di reagire alla loro impotenza di fronte a un paziente che invece chiederebbe più pazienza.” Viene da consigliare loro l’ideale della “cura fraterna” che il saggio dottore dell’isola di Itamaracà propone e descrive in Psicofarmaci agli psichiatri e viene da proporre una seria riflessione sulla fine violenta cui la lobby della psichiatria lo sottopone: queste logiche di potere e di interesse sono quelle che governano la nostra salute e non sono l’invenzione di un romanziere! Ma la storia pubblicata sull’autorevole Word Medicine mi sembra ancor più illuminante: un ospedale inglese aveva sostituito le vecchie apparecchiature per l’elettroshock con strumenti più “moderni”. Due anni dopo il personale tecnico si accorse che le nuove macchine non avevano mai funzionato causa un guasto elettrico presente fin dall’inizio…ma i pazienti erano stati giudicati dai loro psichiatri elettroshoccari migliorati e dimissibili…nonostante non avessero subito nessun trattamento se non … la suggestione di un elettroshock mai effettuato! Mi convinco sempre più che nel titolo del mio romanzo Psicofarmaci agli psichiatri ci sia molto di vero, ben oltre il romanzo e mi convinco sempre più che sono proprio le persone che hanno subito sulla loro pelle le violenze della psichiatria le prime a dovere fare qualcosa, a dovere testimoniare perché queste pratiche si fermino. (…) Enrico Baraldi
Fonte: http://www.contrari amente.altervist a.org/index. php/contraria- mente-giornale/ 36-articoli/ 21-psicofarmaci- ed-elettroshock. html |
In contro-psichiatria@yahoogroups.com esansi@... ha scritto:
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=4281&Itemid=72 : c'è la ripubblicazione di un articolo interessante di Giorgio Antonucci. Chi conosce il lavoro di Antonucci è invitato a commentare la mail di Barbara. Allego quello di Giuseppe Gozzini Grazie Erveda
03-06-2008 21:31 Una voce che grida nel deserto Giorni fa leggevo la storia di un nero americano Robert John Lewis incriminato, quando aveva 16 anni, per sequestro, stupro e porto d \'armi. Pur essendo innocente (non era nemmeno presente sul luogo del delitto, la vittima non l\'aveva riconosciuto, l\'arma non era sua)il giudice l\'aveva condannato a 57 anni di reclusione con la seguente motivazione: \" siete tutti un branco di bestie e io ti condanno insieme agli altri\". Dopo 9 anni di carcere, grazie all\'intervento di un giovane avvocato, veniva liberato e attualmente è community organizer e consigliere provinciale nel South Carolina. Ricordando gli anni di prigione dice: \"i giudici sono più potenti dei poliziotti, i quali mi avevano scagionato, e in carcere gli psichiatri sono più potenti dei secondini: una loro parola e subito ti facevano l\'elettroshock. Lo chiamavano \"modifica comportamentale\ ". Io ero a capo della Commissione dei detenuti e avevo visto uomini solidissimi diventare dei sedani dopo il trattamento. ..\" Nella storia del nero Lewis giudici e psichiatri emettono, come dice Antonucci, un giudizio arbitrario (per non dire di peggio)sulla base di un pregiudizio. Lasciamo dunque perdere gli insulti di Barbara - è un bersaglio troppo facile! - e parliamo invece di Giorgio che conosco da una quarantina d\'anni.Nel suo breve saggio - Il giudice e lo psichiatra - scritto nel 1964, un anno dopo la sua laurea in medicina, ci sono già le linee guida di quella che sarà la sua lunga esperienza di \"liberatore\ " dei segregati dal pregiudizio psichiatrico. Prima a Cividale del Friuli (1968), poi con Basaglia a Gorizia (1970), poi al San Lazzaro di Reggio Emilia e infine, a partire dal 1973, a Imola dove per una ventina d\'anni mette al primo posto nel suo lavoro l\'apertura dei reparti manicomiali chiusi e la liberazione dei lungodegenti sottomessi o demoliti dal trattamento psichiatrico. Per Giorgio i manicomi stanno alla psichiatria come nella conchiglia il guscio all\'animale. Se elimibi l\'animale, il guscio inaridisce e muore. Ho avuto il privilegio - non so fino a che punto meritato - di scrivere la prefazione a uno dei suoi più bei libri - Il pregiudizio psichiatrico (Eleuthera) - che ripercorre il suo cammino per \"snidare l\'animale che sta dentro il guscio\" e dimostrare la falsa conoscenza e il reale potere della psichiatria. Ecco quindi nel libro l\'analisi delle case-histories di ieri e di oggi (l\'Anticristo, il caso Sabattini, Van Gogh, Teresa B.,\"I miei capelli arruffati\" ecc);riflessioni storiche (le streghe, l\'origine dei manicomi, razzismo e psichiatria) ; considerazioni sull\'uso persecutorio dei trattamenti psichiatrici sia all\'Est che all \'Ovest, sui rapporti fra biologia, genetica e psichiatria, sull \'arbitrarietà dei concetti di saggio e folle, normale anormale,sano e malato di mente; e infine le cartelle cliniche, le diagnosi dei suoi lungodegenti: la \"prova documentale\ " impressionante e inconfutabile della funzione repressiva della psichiatria dietro l \'apparente scientificità .E descrive anche il famoso esperimento di Rosenham che, per dimostrare l\'impossibilità di distinguere la salute dalla cosiddetta malattia mentale, introdusse degli pseudopazienti in alcune cliniche americane: malgrado il loro comportamento assolutamente \"normale\" furono etichettati dagli psichiatri come schizofrenici. Scientifico è invece il metodo di Antonucci perchè non parte da posizioni teoriche precostituite ma dall\'analisi rigorosa della realtà. La sua negazione della psichiatria è fondata su oltre 200 certezze, tante quanti sono i \"detenuti innocenti\" nelle celle manicomiali ai quali egli ha dato la libertà di vivere in reparti senza sbarre e mezzi di coercizione, di uscire dal manicomio, disporre dei propri soldi, girare il mondo (Rimini, Vienna, Strasburgo ecc).Certo per questa sua attività è stato attaccato da psichiatri, amministratori, partiti, pretori e non ha avuto vita facile. A Bologna, processato (e assolto) per abbandono di incapace (un paziente in una notte di nebbia camminava ai bordi della strada ed era stato investito da un automobilista) , ricordo una sua battuta al giudice:\"Anche se al posto di questo paziente c\'era Einstein, non sarebbe cambiato niente\". Di cultura sterminata, scrittore conciso e parlatore convincente Antonucci scrive:\"C\'è un modi di uccidere che è più preciso e terribile dell\'assassinio degli individui e del massacro dei popoli; ed è, a livello dei singoli e delle moltitudini, il non riconoscere gli altri come uomini\".Quello che ha fatto Giorgio per tutta la vita è di ridare la dignità di uomo ai \"diversi\" e ai più deboli, agli emarginati e ai segregati. Uno così, con i tempi che corrono, è sicuramente un precursore, \"una voce che grida nel deserto\". E il deserto siamo noi. Scritto da Giuseppe Gozzini
|
|
BOICOTTIAMO LA PSICHIATRIA E GLI PSICHIATRI! Si crede che la psichiatria sia una scienza e che gli psichiatri siano dei terapeuti che aiutano le persone. Non è per nulla così. Si crede che gli psichiatri si prodighino per il bene altrui e che gli psicofarmaci siano il rimedio efficace per le “malattie mentali”. Ma, perché sappiamo/crediamo ciò? Perché così ci è stato detto, perché così abbiamo letto, perché così ci è stato propinato, perché così abbiamo sentito dire, perché così ci è stato insegnato, perché così ci hanno incanalato, perché così ci hanno massificato. La psichiatria non aiuta le persone e non fa loro del bene. La psichiatria, oltre ad essere inutile, è dannosissima, distruttiva e devastante. La psichiatria è laida, truce, malvagia, bestiale, feroce, abominevole e disumana; il suo operato è barbaro, bieco, cinico, crudele e spietato; i suoi metodi sono criminali, delinquenziali e mafiosi. La psichiatria è controllo sociale repressivo e prevaricatore, e non di rado viene utilizzata contro i diversi, le persone scomode, i ribelli, le persone non uniformate, i contestatori. La psichiatria è business miliardario. Centinaia di migliaia di persone hanno avuto distrutta e rovinata la vita dalla psichiatria. La differenza fra voi e queste persone? L’intervento psichiatrico. Le persone non sono per come le vedete a causa della loro “malattia mentale” ma lo sono per colpa degli psicofarmaci. Pure io sono stato demolito e sbriciolato tante volte dalla psichiatria, e ogni volta sono diventato una larva. Ora combatto per l’eliminazione integrale della psichiatria e dei suoi metodi. E invito tutti alla lotta. Combattiamo tutti contro la psichiatria! LIBERAZIONE DALLA PSICHIATRIA! VERSO ESSA, ORA, SEMPRE E PER L’ETERNITÀ: RESISTENZA! Natale Adornetto, poeta, scrittore, dottore in psicologia, conferenziere, antipsichiatra non per ideologia ma per i reali e fattuali crimini contro l’umanità perpetrati dalla psichiatria. nataleadornetto@yahoo.it 349/3453669 |
|
N.B. Messaggio inviato a Collettivi e Mailing List Groups Antipsichiatriche. ------------------------- Ciao a tutte/i. So che sembrerà una cosa sciocca e infantile (chissà, forse lo è; io però non lo credo), ma faccio una "proposta". Le associazioni, ecc., i movimenti, hanno un simbolo, un logo, una mascotte, ecc. Per il Movimento Antipsichiatrico propongo una canzone-simbolo Ufficiale, che, ovviamente, non solo non è detto che venga accettata e fatta propria dagli altri, ma, in caso affermativo, non ne esclude altre. In ogni caso, la canzone è e rimarrà la mia personale canzone-simbolo. La canzone è "All right now" (Va bene adesso), dei Free. Per me è ottimale sia per il nome della Band - Free - che per il titolo della canzone. Oltre, naturalmente, al ritmo trascinante e scatenante di essa. (Da " Il nuovo dizionario Hazon Garzanti - Italiano#Inglese", 1996. Free: libero, in libertà, sciolto da vincoli; indipendente; non controllato da regole; sciolto, slegato; non impedito). E poi, per me si tratta di dare una fortissima carica, un fortissimo sprone agli psichiatrizzati. Di certo, "Libero" e "Va bene adesso" non è la realtà per la stragrande maggioranza, però è qualcosa di realizzabile, qualcosa che si può avverare. Dare insomma, anche attraverso una canzone, una grande dose di ottimismo e di fiducia. Magari ad alcuni/e la musica, essendo di un certo genere (genere che è di gran lunga il mio preferito), non "piacerà", però consideratela globalmente. Ascoltatela e decidete. Natale Adornetto ------------------------ All right now: http://www.youtube.com/watch?v=2B2clFsLA3w Sui Free: http://it.wikipedia.org/wiki/Free_%28gruppo_musicale%29, da cui riporto questo passo: Il grande successo arriva comunque con Fire and Water, contenente il brano All Right Now, caratterizzato da un riff di chitarra e un ritornello che li porterà in cima alle classifiche di USA e Regno Unito. All right nowFreeOh whoa oh Ow There she stood in the street Smiling from her head to her feet, I said, A-hey, what is this?“ Now baby maybe, maybe she´s in need of a kiss. I said A-hey, what´s your name, baby, Maybe we can see things the same. Now don´t you wait or hesitate, Let´s move before they raise the parking rate. Ow
CHORUS All right now baby, it´s all right now, All right now baby, it´s all right now
Let me tell you now Mm mmm I took her home to my place Watching every move on her face, She said „Look, what´s your game baby Are you tryin´to put me in shame?“ I said „slow, don´t go so fast, Don´t you think that love can last?“ She said „Love, Lord above, uh Now you´re gonna trick me in love.“
CHORUS
Don´t you know, right
CHORUS: All right now Baby it´s all right yeah All right now Baby it´s all right Yeah Baby baby baby It´s all right All right now Yeah it´s all right It´s all right Fonte: http://www.dicearchia.it/testi_canzoni/brano.php?id=50&ord=F |
|
MANIFESTO DEGLI PSICHIATRIZZATI Pensieri e parole di Natale per la Pasqua
Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi. Primo Levi - "Se questo è un uomo". ----------------------- Da queste parole di Primo Levi, con i dovuti adattamenti per gli ultimi tre versi, io ne traggo il mutatis mutandis per le persone che sono state e sono rinchiuse nei manicomi e negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per tutte quelle che hanno subito Trattamenti Sanitari Obbligatori, per tutte quelle devastate, distrutte ed annichilite dalla psichiatria, per tutte le migliaia e milioni di Esseri Umani vittime innocenti ed incolpevoli degli psichiatri e delle psichiatre. Levi scrive "Meditate che questo è stato". Riguardo alle persone psichiatrizzate, vi dico di meditare che questa carneficina, questo genocidio, non solo è stato MA TUTTORA E'. E, purtroppo, per come stanno le cose, lo sarà, come minimo, per molte decine di anni ancora. Ed oltre ad esserci tuttora, quello che è stato e viene fatto dalla psichiatria ai fortuiti e malcapitati psichiatrizzati, nel globale è peggio di quello che hanno fatto nei campi di concentramento, campi di concentramento non solo creati dalla Germania ma anche da altri Paesi e anche dopo la seconda guerra mondiale. Ed è anche peggio di ciò che ha fatto l'Inquisizione. E non solo è peggiore, ma anche più esecrabile, difatti vi è la pesante aggravante che queste cose peggiori non sono fatte in tempi di guerra o nel medioevo oscurantista. Vengono fatte in Stati ove non c'è guerra, nell' "illuminato" terzo millennio e contro persone facenti parte della medesima popolazione, contro il proprio vicino di casa. Per me è e sarà pure questa la Giornata della Memoria, una Giornata Eterna, una Giornata Sempreverde - infatti Commemoro in me ogni giorno le vittime della psichiatria. Tutte le persone, tranne pochissime, fra cui io, si "difendono" da certe cose in certi modi.Si creano gli "alibi", le giustificazioni, le assoluzioni. Ciò per non sentirsi conniventi e complici attivi delle violenze commesse. Però questi alibi (ai miei occhi per altro fragili e inconsistenti) che le persone si creano, sono ampiamente rivelatori, denotano chiaramente la loro falsa e/o cattiva e/o ipocrita e/o sporca coscienza. Il primo modo usato dalle persone per inventarsi l'alibi, è il riconoscere crimini contro l'umanità solo come commessi nel passato, in un passato abbastanza lontano, in un tempo in cui loro non c'erano, così da essere sicure che non c'entrano, in modo da poter dire a se stesse e agli altri ciò, in maniera da poter dire a se stesse e agli altri che se ci fossero state, avrebbero fatto qualcosa. In modo da poter dire a se stesse e agli altri che una volta avvenivano efferatezze ma che oggi queste non avvengono, che va "tutto bene", che i tempi "sono cambiati", che l'inciviltà e la barbarie fanno parte del passato. Il secondo modo usato per crearsi un alibi, è il riconoscere, quando proprio non se ne può fare a meno, che determinate cose ci sono, che avvengono, ma che accadono in Paesi lontani, abbastanza lontani, per poter dire a se stesse e agli altri quanto già scritto su, per poter dire a se stesse e agli altri che le nefandezze vengono sì commesse, ma in Paesi stranieri, non nel proprio, da altre persone, non da loro. Così da poter dire che certe cose loro non le fanno, che non le permetterebbero nel loro Paese, che farebbero qualcosa, che protesterebbero, che si attiverebbero. In ogni caso, ci deve essere la lontananza. E se questa, di fatto, non c'è, viene illusoriamente creata - in modo che ci siano le distanze, in modo da poter prendere le distanze. Questa fa stare le persone "con la coscienza pulita e a posto". Come se ci fosse necessità di andare lontano temporalmente e spazialmente per vedere determinate truculenze, come se ci fosse bisogno di andare lontano da loro stesse per constatare determinate abiezioni e turpitudini. Da loro stesse. Infatti, un altro espediente, "racchiuso" ed "implicito" nei precedenti, è il pensare che anche quando le bestialità avvengono nell'oggi e dove si vive, per quanto possano essere vicine, sono ugualmente "lontane" dalla loro persona, che non le hanno fatte loro, che non le riguardano, che non è causa loro, che non ci possono far niente. Lontano nel tempo, quindi altri. Lontano geograficamente, quindi gli altri.Anche se vicino, lontani, perciò altri.Sono sempre gli altri, le cose le fanno sempre gli altri, le colpe sono sempre degli altri.Vero, care persone? Ma chi sono questi "altri"? Con chi si parla si parla, sono sempre gli altri. Io non ho mai trovato "altri", non ho mai visto "altri", gli "altri" NON ESISTONO. GLI ALTRI SIAMO NOI, NOI TUTTI, SENZA ECCEZIONE ALCUNA. GLI ALTRI SIETE VOI, TUTTI VOI CHE DITE CHE SONO SEMPRE GLI ALTRI. Fa comodo, molto comodo, pensare che in ogni cosa, in tutte le cose, sono sempre e comunque gli "altri", eh? Anche quando le cose le facciamo "noi" e, quindi, le responsabilità, i torti e le colpe sono unicamente "nostre", di coloro cioè che commettono qualcosa. Non è così, carissimi santarellini e carissime verginelle? Lontano nel tempo. Succede quindi che tutti si prostrino se si parla, ad esempio, di olocausto effettuato in passato. Però nessuno dice niente per gli stermini attuali, nessuno muove un dito. E per dire il vero, quando si tratta di psichiatrizzati, le persone se ne infischiano altamente e tantissime di loro rincarano la dose, infieriscono e affondano il coltello, le unghie e i denti. E sono le medesime persone che si prostrano. Lontano geograficamente. Accade dunque che le persone si scandalizzino, ad esempio, per Guantanamo, ma non dicono nulla per le stesse torture che avvengono nelle terre ove abitano. Le persone si struggono perché alla tv vedono che in un istituto straniero un bambino viene selvaggiamente picchiato. Ma le stesse persone non vogliono vedere le migliaia di bambini che vengono brutalizzati dove vivono loro, bambini brutalizzati dai loro stessi genitori. E quando vedono o sanno, minimizzano l'accaduto, giustificano gli aguzzini, dicono che è cosa da poco o che non ci fa niente, assolvono tutti e si autoassolvono: "Cosa vuoi che sia, cosa volete che sia?". In pratica, in concreto, per un po' di brusio ci deve ogni volta scappare il morto. Ed è solo brusio, nient'altro, brusio che per altro ha ogni volta breve durata. In pratica, in concreto, non si fa nulla "qui da noi". (Parlando di bambini, ogni volta che vado in giro, vedo almeno 6-7 bambine/i seviziati/e fisicamente e/o mentalmente da uno dei genitori. E lo fanno per strada. Tanto sanno che quando determinate cose - che sono molte, moltissime - le fanno in tanti, nessuno dice niente, nessuno biasima, c'è il tacito plauso, spesso l'istigazione e/o la connivenza attiva). E come è per questa dei bambini, è per tutte le altre cose, per tutto il resto. Oh, per carità, non voglio di certo dire che non c'è nessuno che dica e faccia qualcosa. Il punto è, "semplicisticamente", che quando non c'è un vero movimento popolare d'indignazione, non cambia niente, e chi commette certi crimini continua imperterrito per la sua strada ad imperversare fra l'indifferenza o l'approvazione delle masse. E, per carità, non voglio mica dire che non si deve solidarizzare con ciò che succede lontano, anzi. Dico però che come si solidarizza con persone "lontane", si dovrebbe farlo pure con quelle "vicine". Ritornando a quello che è il mio discorso principale, dico a tutte/i che in questo mondo, nella vostra terra, nelle città e nei quartieri ove abitate, ci siamo anche noi psichiatrizzati/e, i "moderni ospiti" dei campi di concentramento a cielo chiuso diffusi in ogni dove, campi di concentramento voluti, coriaceamente difesi e gestiti dalla psichiatria - dagli psichiatri e dalle psichiatre; e dall'esercito di "kapos" (quasi totalità degli operatori, di cui tanti consapevoli, e tantissima popolazione, per la maggiore inconsapevole - perché ignora la vera realtà dei fatti, ignora gli scempi, i massacri e le distruzioni compiute dalla psichiatria; "kapos" inteso principalmente come coloro che involontariamente danno un contributo fondamentale al tenerci relegati nelle condizioni in cui ci troviamo) che gli vanno dietro e che sono parte integrante e attiva delle sofferenze e dell'impoverimento umano e spirituale degli psichiatrizzati, della fine in vita delle nostre Vite, di questa strage immane e perpetua. Le parole e le solidarietà vengono dette ed espresse per tante persone e popolazioni vessate, rifugiate, oppresse, massacrate, disperate, scacciate, affamate, emarginate, torturate, sfruttate, perseguitate, martirizzate, depauperizzate, bombardate. E a volte, quando riesce possibile, gli si danno anche aiuti concreti. Quello che viene fatto a noi psichiatrizzati, non è da meno di ciò che viene fatto alle persone e popolazioni succitate; anzi, per certi aspetti, per tanti aspetti, forse è anche di più. A tutte le persone chiedo di avere un pensiero per noi, anche un pensiero breve, non per forza lungo, ed anche solo fugace va bene. In questo mondo, in questa terra, fra le sfolgoranti meraviglie dell'universo, ci siamo anche noi. In questa vita, ci siamo pure noi. E siamo persone vive, esseri umani, non carne da macello, non persone da calpestare fino alla più totale storpiatura e bruttura del corpo, del viso e dello spirito. Non siamo bestie senz'anima, senza sentimenti e senza sensazioni; e non vogliamo che ci riducano tali. Se si capita nelle mani degli psichiatri, avvengono automaticamente e in contemporanea almeno quattro cose, tutte estremamente gravi, tutte estremamente pesanti. A) Si viene diagnosticati come malati di mente, ci stigmatizzano, ci marchiano. B) Di conseguenza, le persone vengono trattate come pazzi, come nullità, come elementi guasti da sistemare, e da sistemare con gli psicofarmaci. C) A queste offese si aggiunge l'insulto dei veleni e torturatori chimici denominati psicofarmaci, che devastano, straziano, offuscano, eclissano e massacrano psicofisicamente gli psichiatrizzati riducendoli a larve, spegnendoli su ogni cosa, rendendoli incapaci di alcunché. D) La gente tutta considera gli psichiatrizzati come relitti, come esseri insignificanti, come persone che non valgono e non contano nulla, come esseri ai quali non va data considerazione, come esseri da deridere e sbeffeggiare e, talvolta, da maltrattare, come persone da evitare e con cui non parlare, come esseri da rifuggire, come esseri le cui parole non hanno valore e significato alcuno, come persone prive di sensazioni, come esseri inespressivi, come poveretti da commiserare e da compatire. Con gli psichiatrizzati nessuno ci vuole avere a che fare, nessuno li vuole frequentare, nessuno pensa di instauraci una relazione esistenziale ed umana. Gli psichiatrizzati non li vuole nessuno: sotto tutti gli aspetti, in ogni campo e in ogni dove.Il tutto favorito dal fatto che la gente vede gli psichiatrizzati stroncati dagli psicofarmaci, capillarmente stroncati come persone e come esseri umani che provano dei sentimenti e degli affetti. Una qualsiasi persona, per quanto brillante sia e per quanto apprezzata sia, dal momento in cui viene psichiatrizzata, dal momento in cui gli viene inflitta l'ineliminabile marchiatura psichiatrica, subisce inevitabilmente e spietatamente quello che ho scritto nei quattro punti. I sopravvissuti ai campi di concentramento poterono uscirne perché finì la guerra. Per noi non c'è la possibilità della fine della guerra, ed è per questo che abbiamo bisogno di un'altra possibilità, possibilità che ancora adesso non c'è, possibilità che ci viene negata, possibilità che vogliamo, possibilità che ci spetta. Ogni persona ha pieno e inalienabile diritto a Vivere, e se questo ci viene negato, se ci viene negato Vivere, sarete tutti voi a negarcelo. Vi auguro buona Pasqua, intesa come Rinascita alla Vita, come Ritorno alla Vita, cosa questa che attendo da più di 10 anni, così come l'attendono molte altre persone. Verrà un Giorno la Pasqua per noi psichiatrizzati? Grazie per l'ascolto e per l'attenzione. Se ci sarà da parte vostra vero interesse e, soprattutto, aiuti concreti, questi saranno sicuramente ben più accetti dell'ascolto e dell'attenzione. Catania, lì 22-23/03/08 Natale Adornetto ------------------------ N. B. Tutti i diritti riservati. Anche se forse diventerò cavilloso e pedante, preciso cosa intendo con “Tutti i diritti riservati”. Ciò che mi riservo è la paternità unica ed esclusiva di questo mio scritto, così come mi riservo il diritto di pubblicarlo a mio nome, con tutti i diritti che derivano dal tutto. Chiunque può però utilizzare tutto o parte del mio scritto, in quanto non è copyright. La condizione che pongo è semplicemente la citazione della fonte, sia come nome dell’autore che come link specifico del mio blog.Fra l’altro, questo mio scritto l’ho già inviato a tanti quotidiani richiedendone la pubblicazione, per cui se ciò avverrà, risulterà che il Manifesto l’ho scritto io. Natale Adornetto |
|
Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi. Primo Levi - Da "Se questo è un uomo", pagina 7, prima della prefazione. ----------------------- MANIFESTO DEGLI PSICHIATRIZZATI Pensieri e parole di Natale per la Pasqua Da queste parole di Primo Levi, io ne traggo il mutatis mutandis per le persone che sono state e sono rinchiuse nei manicomi e negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, per tutte quelle che hanno subito Trattamenti Sanitari Obbligatori, per tutte quelle devastate, distrutte ed annichilite dalla psichiatria, per tutte le migliaia e milioni di Esseri Umani vittime innocenti ed incolpevoli degli psichiatri e delle psichiatre.
Levi scrive "Meditate che questo è stato".Riguardo alle persone psichiatrizzate, vi dico di meditare che questa carneficina e questo genocidio, non solo è stato MA TUTTORA E'. E, purtroppo, per come stanno le cose, lo sarà, come minimo, per molte decine di anni ancora. Ed oltre ad esserci tuttora, quello che è stato e viene fatto dalla psichiatria ai fortuiti e malcapitati psichiatrizzati, nel globale è peggio di quello che hanno fatto nei campi di concentramento, campi di concentramento non solo creati dalla Germania ma anche da altri Paesi e anche dopo la seconda guerra mondiale. Ed è anche peggio di ciò che ha fatto l'Inquisizione. E non solo è peggiore, ma anche più esecrabile, difatti vi è la pesante aggravante che queste cose peggiori non sono fatte in tempi di guerra o nel medioevo oscurantista. Vengono fatte in Stati ove non c'è guerra, nell' "illuminato" terzo millennio e contro persone facenti parte della medesima popolazione, contro il proprio vicino di casa.
Per me è e sarà questa la Giornata della Memoria, una Giornata Eterna, una Giornata Sempreverde - infatti Commemoro in me ogni giorno le vittime della psichiatria.
Tutte le persone, tranne pochissime, fra cui io, si "difendono" da certe cose in certi modi. Si creano gli "alibi", le giustificazioni, le assoluzioni. Ciò per non sentirsi conniventi e complici attivi delle violenze commesse. Però questi alibi (ai miei occhi per altro fragili e inconsistenti) che le persone si creano, sono ampiamente rivelatori, denotano chiaramente la loro falsa e/o cattiva e/o ipocrita e/o sporca coscienza.
Il primo modo usato dalle persone per inventarsi l'alibi, è il riconoscere crimini contro l'umanità solo come commessi nel passato, in un passato abbastanza lontano, in un tempo in cui loro non c'erano, così da essere sicure che non c'entrano, in modo da poter dire a se stesse e agli altri ciò, in maniera da poter dire a se stesse e agli altri che se ci fossero state, avrebbero fatto qualcosa. In modo da poter dire a se stesse e agli altri che una volta avvenivano efferatezze ma che oggi queste non avvengono, che va "tutto bene", che i tempi "sono cambiati", che l'inciviltà e la barbarie fanno parte del passato.
Il secondo modo usato per crearsi un alibi, è il riconoscere, quando proprio non se ne può fare a meno, che determinate cose ci sono, che avvengono, ma che accadono in Paesi lontani, abbastanza lontani, per poter dire a se stesse e agli altri quanto già scritto su, per poter dire a se stesse e agli altri che le nefandezze vengono sì commesse, ma in Paesi stranieri, non nel proprio, da altre persone, non da loro. Così da poter dire che certe cose loro non le fanno, che non le permetterebbero nel loro Paese, che farebbero qualcosa, che protesterebbero, che si attiverebbero.
In ogni caso, ci deve essere la lontananza. E se questa, di fatto, non c'è, viene illusoriamente creata - in modo che ci siano le distanze, in modo da poter prendere le distanze. Questa fa stare le persone "con la coscienza pulita e a posto". Come se ci fosse necessità di andare lontano temporalmente e spazialmente per vedere determinate truculenze, come se ci fosse bisogno di andare lontano da loro stesse per constatare determinate abiezioni e turpitudini.
Da loro stesse. Infatti, un altro espediente, "racchiuso" ed "implicito" nei precedenti, è il pensare che anche quando le bestialità avvengono nell'oggi e dove si vive, per quanto possano essere vicine, sono ugualmente "lontane" dalla loro persona, che non le hanno fatte loro, che non le riguardano, che non è causa loro, che non ci possono far niente.
Lontano nel tempo, quindi altri. Lontano geograficamente, quindi gli altri. Anche se vicino, lontani, perciò altri. Sono sempre gli altri, le cose le fanno sempre gli altri, le colpe sono sempre degli altri. Vero, care persone? Ma chi sono questi "altri"? Con chi si parla si parla, sono sempre gli altri. Io non ho mai trovato "altri", non ho mai visto "altri", gli "altri" NON ESISTONO. GLI ALTRI SIAMO NOI, NOI TUTTI, SENZA ECCEZIONE ALCUNA. GLI ALTRI SIETE VOI, TUTTI VOI CHE DITE CHE SONO SEMPRE GLI ALTRI.
Fa comodo, molto comodo, pensare che in ogni cosa, in tutte le cose, sono sempre e comunque gli "altri", eh? Anche quando le cose le facciamo "noi" e, quindi, le responsabilità, i torti e le colpe sono unicamente "nostre", di coloro cioè che commettono qualcosa. Non è così, carissimi santarellini e carissime verginelle?
Lontano nel tempo. Succede quindi che tutti si prostrino se si parla, ad esempio, di olocausto effettuato in passato. Però nessuno dice niente per gli stermini attuali, nessuno muove un dito. E per dire il vero, quando si tratta di psichiatrizzati, le persone se ne infischiano altamente e tantissime di loro rincarano la dose, infieriscono e affondano il coltello, le unghie e i denti. E sono le medesime persone che si prostrano.
Lontano geograficamente. Accade dunque che le persone si scandalizzino, ad esempio, per Guantanamo, ma non dicono nulla per le stesse torture che avvengono nelle terre ove abitano. Le persone si struggono perché alla tv vedono che in un istituto straniero un bambino viene selvaggiamente picchiato. Ma le stesse persone non vogliono vedere le migliaia di bambini che vengono brutalizzati dove vivono loro, bambini brutalizzati dai loro stessi genitori. E quando vedono o sanno, minimizzano l'accaduto, giustificano gli aguzzini, dicono che è cosa da poco o che non ci fa niente, assolvono tutti e si autoassolvono: "Cosa vuoi che sia, cosa volete che sia?". In pratica, in concreto, per un po' di brusio ci deve ogni volta scappare il morto. Ed è solo brusio, nient'altro, brusio che per altro ha ogni volta breve durata. In pratica, in concreto, non si fa nulla "qui da noi". (Parlando di bambini, ogni volta che vado in giro, vedo almeno 6-7 bambine/i seviziati/e fisicamente e/o mentalmente da uno dei genitori. E lo fanno per strada. Tanto sanno che quando determinate cose - che sono molte, moltissime - le fanno in tanti, nessuno dice niente, nessuno biasima, c'è il tacito plauso, spesso l’istigazione e/o la connivenza attiva). E come è per questa dei bambini, è per tutte le altre cose, per tutto il resto.
Oh, per carità, non voglio di certo dire che non c'è nessuno che dica e faccia qualcosa. Il punto è, "semplicisticamente", che quando non c'è un vero movimento popolare d'indignazione, non cambia niente, e chi commette certi crimini continua imperterrito per la sua strada ad imperversare fra l'indifferenza o l'approvazione delle masse. E, per carità, non voglio mica dire che non si deve solidarizzare con ciò che succede lontano, anzi. Dico però che come si solidarizza con persone "lontane", si dovrebbe farlo pure con quelle "vicine".
Ritornando a quello che è il mio discorso principale, dico a tutte/i che in questo mondo, nella vostra terra, nelle città e nei quartieri ove abitate, ci siamo anche noi psichiatrizzati/e, i "moderni ospiti" dei campi di concentramento a cielo chiuso diffusi in ogni dove, campi di concentramento voluti, coriaceamente difesi e gestiti dalla psichiatria - dagli psichiatri e dalle psichiatre; e dall'esercito di "kapò" (quasi totalità degli operatori, di cui tanti consapevoli, e tantissima popolazione, per la maggiore inconsapevole - perché ignora la vera realtà dei fatti, ignora gli scempi, i massacri e le distruzioni compiute dalla psichiatria) che gli vanno dietro e che sono parte integrante e attiva delle sofferenze e dell'impoverimento umano e spirituale degli psichiatrizzati, della fine in vita delle nostre Vite, di questa strage immane e perpetua.
Le parole e le solidarietà vengono dette ed espresse per tante persone e popolazioni vessate, rifugiate, oppresse, massacrate, disperate, scacciate, affamate, emarginate, torturate, sfruttate, perseguitate, martirizzate, depauperizzate, bombardate. E a volte, quando riesce possibile, gli si danno anche aiuti concreti. Quello che viene fatto a noi psichiatrizzati, non è da meno di ciò che viene fatto alle persone e popolazioni succitate; anzi, per certi aspetti, per tanti aspetti, forse è anche di più.
A tutte le persone chiedo di avere un pensiero per noi, anche un pensiero breve, non per forza lungo, ed anche solo fugace va bene. In questo mondo, in questa terra, fra le sfolgoranti meraviglie dell'universo, ci siamo anche noi. In questa vita, ci siamo pure noi. E siamo persone vive, esseri umani, non carne da macello, non persone da calpestare fino alla più totale storpiatura e bruttura del corpo, del viso e dello spirito. Non siamo bestie senz'anima, senza sentimenti e senza sensazioni; e non vogliamo che ci riducano tali.
Se si capita nelle mani degli psichiatri, avvengono automaticamente e in contemporanea almeno quattro cose, tutte estremamente gravi, tutte estremamente pesanti. A) Si viene diagnosticati come malati di mente, ci stigmatizzano, ci marchiano. B) Di conseguenza, le persone vengono trattate come pazzi, come nullità, come elementi guasti da sistemare, e da sistemare con gli psicofarmaci. C) A queste offese si aggiunge l'insulto dei veleni e torturatori chimici denominati psicofarmaci, che devastano, straziano, offuscano, eclissano e massacrano psicofisicamente gli psichiatrizzati riducendoli a larve, spegnendoli su ogni cosa, rendendoli incapaci di alcunché. D) La gente tutta considera gli psichiatrizzati come relitti, come esseri insignificanti, come persone che non valgono e non contano nulla, come esseri ai quali non va data considerazione, come esseri da deridere e sbeffeggiare e, talvolta, da maltrattare, come persone da evitare e con cui non parlare, come esseri da rifuggire, come esseri le cui parole non hanno valore e significato alcuno, come persone prive di sensazioni, come esseri inespressivi, come poveretti da commiserare e compatire. Con gli psichiatrizzati nessuno ci vuole avere a che fare, nessuno li vuole frequentare, nessuno pensa di instauraci una relazione esistenziale ed umana. Gli psichiatrizzati non li vuole nessuno: sotto tutti gli aspetti, in ogni campo e in ogni dove. Il tutto favorito dal fatto che la gente vede gli psichiatrizzati stroncati dagli psicofarmaci, capillarmente stroncati come persone e come esseri umani che provano dei sentimenti e degli affetti.
Una qualsiasi persona, per quanto brillante sia e per quanto apprezzata sia, dal momento in cui viene psichiatrizzata, dal momento in cui gli viene inflitta l’ineliminabile marchiatura psichiatrica, subisce inevitabilmente e spietatamente quello che ho scritto nei quattro punti.
I sopravvissuti ai campi di concentramento poterono uscirne perché finì la guerra. Per noi non c'è la possibilità della fine della guerra, ed è per questo che abbiamo bisogno di un'altra possibilità, possibilità che ancora adesso non c'è, possibilità che ci viene negata, possibilità che vogliamo, possibilità che ci spetta.
Ogni persona ha pieno e inalienabile diritto a Vivere, e se questo ci viene negato, se ci viene negato Vivere, sarete tutti voi a negarcelo.
Vi auguro buona Pasqua, intesa come Rinascita alla Vita, come Ritorno alla Vita, cosa questa che attendo da più di 10 anni, così come l'attendono molte altre persone. Verrà un Giorno la Pasqua per noi psichiatrizzati?
Grazie per l'ascolto e per l'attenzione. Se ci sarà da parte vostra vero interesse e, soprattutto, aiuti concreti, questi saranno sicuramente ben più accetti dell'ascolto e dell'attenzione.
Catania, lì 22-23/03/08
Natale Adornetto |
|
Con caldo invito all'inoltro, diffusione e pubblicazione (in ogni dove: siti, blog, forum, ecc.). Natale Adornetto ------------------------- Caffè, sigaretta, caffè Non è facile trovare un posto dove fumare in pace se sei degente in un reparto pieno di vecchiette... così io facevo la guardia mentre lei fumava in bagno. Roberta l'ho conosciuta in ospedale. L'avevano ricoverata dopo una pesante intossicazione da barbiturici. Ci aveva provato un'altra volta, e un'altra volta senza riuscirci. Fra una sigaretta e l'altra veniva fuori la sua storia, un racconto tremendo in cui, in un paesaggio di invincibile solitudine, si avvicendavano avventure rocambolesche e sofferenze insostenibili: aveva solo venticinque anni e molti, troppi TSO alle spalle. Nel labirinto mostruoso della psichiatria Roberta vi era entrata poco più che adolescente; come tutti quelli che ci entrano, anche lei ci è entrata per forza. Caffè, sigaretta, caffè... Nei reparti di psichiatria tutti ti ripetono che lo schifo in cui vivi è solo colpa tua... alla meglio trovi operatori che mascherano il loro sconcerto dietro modi gentili e misurati, professionisti del Buon Senso che provano ad insegnarti a dare il meno fastidio possibile. Quando di notte riuscivo a smontare le sbarre del suo letto, pianissimo per non svegliare le altre, i suoi occhi si riempivano di una soddisfazione complice e sincera: qualcosa che non si vede mai sulle facce dei soggetti col cervello biochimicamente normale, quelli con la materia grigia talmente in regola che il grigio in esubero li segue un po' dovunque. Slegarsi dalle cinghie, fare pace con il proprio cervello, evadere dal labirinto di solitudine e colpa che come un parassita si impossessa della tua mente non lasciando quasi più spazio ad altro... sono queste le necessità impellenti, i chiodi fissi, i sogni di libertà... Come per qalunque rinchiuso, forzato, carcerato, l'obiettivo di Roberta era la libertà. Ci è riuscita pochi mesi fa quando, con un volo dal terzo piano, è sfuggita per sempre ai suoi aguzzini... quelli in carne ed ossa e quelli no (psicofarmaci; ndr). Per molti come lei l'unica decisione libera che resta è il suicidio, e in un insopprimibile impeto di ribellione, molti riescono a farla finita. Caffè, sigaretta, caffè... lei andava avanti fra sorriso e pianto: quando cominci col TSO sai che sarà difficile scappare e che i medici, gli operatori sociali, talvolta la famiglia e la polizia saranno per sempre il nemico da cui dovrai nasconderti. Il TSO è il trattamento sanitario obbligatorio somministrato a coloro i quali vengono riconosciuti malati di mente: cicli infiniti di terapie farmacologiche, sedute di controllo, iniezioni di farmaci a lungo rilascio e ricoveri coatti. Non di rado capita che sia proprio la polizia a trascinare questi disturbatori della pubblica decenza in ospedale e spesso non è nemmeno necessario dare in escandescenze o usare violenza su qualcuno, basta anche stare solo in disparte e farsi i fatti propri, magari sdraiarsi su un marciapiede e addormentarsi un poco per attirare l'attenzione dei tutori dell'ordine... per il tuo bene. [...]. C. ----------------------- L'articolo continua, ma io mi fermo qui. Continua su cose attinenti il TSO e la psichiatria, però non lo trascrivo tutto. Questo non perché voglia fare da censore - non lo faccio con nessuno - ma perché voglio mettere in primo piano la storia di Roberta. E comunque in allegato c'è la copia completa dell'articolo, per cui chi vuole può benissimo leggerla e, eventualmente, trascriverla. La storia di Roberta mi ha, per ovvi motivi, toccato tantissimo e profondamente. Son riemerse da me moltissime cose che da tempo non venivano su, ed ho pianto mentre trascrivevo l'articolo, pianto amaramente, sia per Roberta che per me. Ma anche per tutte le altre persone (vedi, ad esempio, la storia di Mauro: http://isole.ecn.org/telviola/mauro.html). Erano mesi che non piangevo sulla mia situazione, su quello che ho subito, su ciò che m'hanno fatto, sulla atroce, perenne, soverchiante ed insopportabile sofferenza che m'hanno causato gli psichiatri e le psichiatre coi loro interventi, con gli immani, permanenti ed irreversibili danni che mi hanno dato in "preziosa eredità". Schifosi, vigliacchi ed aguzzini tutte le persone che mi sono andate contro e che ancora mi vanno contro. Schifosi, vigliacchi ed aguzzini almeno quanto lo sono stati le psichiatre e le psichiatre. Andare contro ed infierire su chi è stato martirizzato dalla psichiatria, è ancor peggio che rincarare la dose sulle persone che sono state nei lager e nei campi di concentramento. Ancora adesso, come è sempre stato in passato, spesse volte, parecchie volte al giorno, sento il fortissimo impulso, a volte anche all'improvviso, di salire in terrazza e lanciarmi giù, di farla finita. Sono anni ed anni che lotto contro questo colosso di impulso. E perché? Per il pensiero di ciò che mi è stato fatto, per l'angoscia che ne scaturisce e che provo, per il terrore che mi pervade nel pensare di dover subire un altro TSO, per come mi hanno rovinato e distrutto la vita, per l'impossibilità di viverla anche solo minimamente, impossibilità nata dagli interventi delle psichiatre e degli psichiatri, così come è nato il resto, resto che c'è stato, assieme a tante altre cose, già sin dal primo TSO. Sto qui scrivendo quello che state leggendo, e sono parole inequivocabili: i miei impulsi nascono dall'aver subito i TSO e dalle paure di subirli di nuovo. Chissà, sapendo ciò, magari a qualche "brillante" psichiatra viene l'idea di farmi il TSO per farmi scomparire le idee "suicide"... Come se non è più che palese che se le ho, è proprio a causa dei TSO. Ma loro pensano di risolvere così i mali che creano, e pensano di risolverli con le cose che li hanno generati. Gli psichiatri e le psichiatre hanno questa arroganza e questa presunzione: pensano di risolvere con gli psicofarmaci i sintomi e i danni che loro hanno causato, e che hanno causato proprio con gli psicofarmaci. Del resto, non ci sarebbe nulla di cui sorprendersi se mi facessero di nuovo un TSO. Più volte ho detto agli psichiatri e alle psichiatre che mi hanno fatto il TSO, o a cui ero affidato durante il ricovero, che mi sarei tolto la vita in caso di nuovo TSO, e una volta gliel'ho pure scritto. E l'ho pure scritto nel mio libro: "[...] perché non mi andava di avere un’altra botta di t.s.o. E il pensare a come avrei passato la mia vita dopo un altro t.s.o., mi fece venire strane idee in testa, e cioè che se fossi stato nuovamente ricoverato mi sarei tolto la vita. Ognuno di noi ha una sua capacità di sopportazione al dolore e alla sofferenza, ed io capivo che non c’è l’avrei fatta ad affrontare nuovamente l’inferno. E in ogni caso, non volevo rivivere nell’inferno. Attualmente sono tranquillo, sia perché non temo di poter ricadere nel delirio e sia perché non penso più, nell’eventualità, al suicidio. Credo però che l’idea di farla finita sia conservata in me (come “estrema ratio”) in qualche angolino del mio animo e che è pronta a venir fuori nel caso in cui (chi lo può mai sapere?) venissi ricoverato. (Che arma formidabile, potente e micidiale fornisco agli altri... Se qualcuno vuole che io mi ammazzi gli basta ricoverarmi...) continua... |
|